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Varriale accusato di lesioni alla ex: «Solo un litigio, io ero quello messo peggio»

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Varriale accusato di lesioni alla ex: «Solo un litigio, io ero quello messo peggio». Le dichiarazioni del giornalista

Enrico Varriale, giornalista accusato di lesioni e stalking, ha provato a spiegare la vicenda a Repubblica

AMMISSIONE – «Lo so benissimo, ho fatto qualcosa che non può e non deve essere fatto. Mai. Lo so che è successo qualcosa che non doveva succedere. O, meglio, che ho fatto qualcosa che non dovevo fare. Ma so anche che non sono il mostro di Milwaukee e penso che sia giusto dire come sono andati davvero i fatti».

DIFESA – «Il gip ha accolto la tesi della Signora. E per questo motivo, insieme ai miei avvocati Fabio Lattanzi e Stefano Maranella, ho deciso di affrontare il processo con rito ordinario. Così avrò modo di raccontare l’intera storia in un dibattimento».

VIOLENZA SULLA COMPAGNA – «Al Gemelli le hanno fatto una prognosi, di cinque giorni… Un’abrasione alla base del collo…solo un’abrasione. La seconda cosa è che ci siamo colpiti tutti e due. Non l’ho picchiata. Non ho provato a strangolarla. È stato un litigio. Alla fine avevo l’occhio pesto, quello messo peggio ero io. Lo hanno visto diverse persone, anche nei giorni successivi. Ma io non mi sono fatto refertare. Una colluttazione non è meno grave. È comunque diverso. Io non ho mai picchiato una donna. Sono della scuola che nemmeno con un fiore. Questo è stato il primo 25  novembre in cui non ho moderato o partecipato a qualche evento importante in difesa delle donne. Anzi. Mi consenta di esprimere la mia massima solidarietà alla collega Greta Beccaglia».

COME E’ POTUTO ACCADERE? – «Stavamo litigando. Io parlavo lei chattava. Le chiedo di smettere. E una volta, e due e tre. Le tiro via il telefonino. Lei mi salta addosso. Non le ho mai messo le mani alla gola. Sono cose che non devono capitare. Non mi sono controllato. Ma non sono un violento, non sono uno stalker, non ho provato a strangolarla»

STALKING – «Non sono uno stalker. Non so come mai… Ci siamo incrociati un paio di volte sotto casa la mattina mentre andavo a correre… abitiamo a due passi. Una le ho detto: “Prima o poi ci dobbiamo chiarire”»