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Vlahovic svela la sua verità: «Non ho mai avuto una conversazione concreta con la dirigenza per il rinnovo. Spalletti voleva che restassi, non è vero che ho posto diverse condizioni»

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Dusan Vlahovic, ex giocatore bianconero, ha parlato del suo arrivo al Besiktas, dell’addio alla Juventus e di Spalletti. Ecco le sue parole

Dusan Vlahovic ha salutato la Juventus e l’Italia per iniziare un’avventura in Turchia con la maglia del Besiktas. L’attaccante è tornato a parlare dell’addio al club bianconero, chiarendo i motivi della separazione e mandando un messaggio diretto a tutto l’ambiente. Queste le sue dichiarazioni a Mozzart TV.

SULLA JUVENTUS E IL RINNOVO – «Avevo un contratto fino al 30 giugno. Il mio contratto è scaduto e, da quel momento, sono diventato un giocatore libero. Ho trascorso quattro anni e mezzo fantastici in questo club, sia per quanto riguarda i rapporti interpersonali, sia per le dimensioni della società, i tifosi e tutto ciò che caratterizza uno dei club più grandi al mondo. Per tre anni, mentre ogni giorno si parlava e si dava risalto al rinnovo del mio contratto con la Juventus, non ho mai avuto una sola conversazione concreta con la dirigenza del club. Questa è l’unica verità. Ho parlato con il consiglio di amministrazione solo verso la fine della scorsa stagione e dopo che era terminata. L’ultima volta che ci siamo sentiti è stato il 2 giugno; quella conversazione si è conclusa senza un accordo e da allora non c’è stato alcun contatto con la Juventus. Si è parlato molto del fatto che io avessi posto diverse condizioni, ma non era vero. Fino ad allora, forse c’era stata una certa pressione su di me o chissà cos’altro, ma non mi ha dato troppo fastidio perché conosco la verità e so cosa stava succedendo. L’infortunio di certo non ha aiutato la mia situazione».

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SUI FISCHI DEI TIFOSI – «L’unica verità è che non ho avuto alcun colloquio concreto con il club a riguardo. C’erano commenti del tipo: ‘Dovremmo parlare del tuo contratto’, ‘Forse dovresti rinnovare, firmare un nuovo contratto’, ma tutto è rimasto a quel livello. Non ci sono stati colloqui concreti, in cui ci siamo seduti e ne abbiamo discusso. Sono sicuro che in parte questo abbia influito anche sui tifosi. La gente legge i giornali, i siti web e Instagram ogni giorno, e quando certe cose vengono ripetute giorno dopo giorno, è naturale che la cosa inizi a dare un po’ sui nervi, soprattutto se sei un tifoso di una squadra. Lo capisco perfettamente. Non ne ho mai parlato perché non lo ritenevo necessario e per rispetto verso la società. Ho sempre cercato di fare il mio lavoro al meglio delle mie capacità, di dare il 100 per cento in campo. Dopotutto, il fatto che mi sia infortunato sei mesi prima della scadenza del mio contratto, e la natura dell’infortunio che ho subito, credo la dica lunga sul mio atteggiamento nei confronti della Juventus, indipendentemente dal fatto che fossi nell’ultimo o nel primo anno di contratto. Ma è stato sicuramente difficile. Non è piacevole quando lo stadio ti fischia in una partita amichevole contro la squadra Under 23»

SU SPALLETTI – «Avevo ricominciato a giocare, a quel punto è arrivato Spalletti, e vorrei cogliere l’occasione per ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per me l’anno scorso e per aver voluto che restassi alla Juventus. Non posso dire che la situazione degli attaccanti mi abbia motivato, perché io faccio il mio lavoro. Sono un professionista e che io sia il primo, il secondo o il terzo attaccante, questo non influisce sul mio lavoro. Lavoro ogni giorno con la stessa passione, la stessa volontà e lo stesso desiderio di competere e di essere il migliore. Le circostanze erano tali che in quel momento non ero la prima scelta, ma ho sempre dato il massimo. Penso che sia per questo che la ricompensa sia arrivata sotto forma delle partite che ho giocato, ma l’infortunio ha interrotto tutto. Tutta la mia stagione è andata semplicemente in fumo»

SU ITALIANO – «Mi ha chiamato e abbiamo parlato. Abbiamo avuto una collaborazione davvero eccellente durante quei sei mesi alla Fiorentina e siamo rimasti in contatto molto spesso. Mi ha chiamato per dirmi che aveva un progetto serio e grandi ambizioni. Credo fosse giugno. In seguito, ha parlato con i dirigenti del club, ha espresso il desiderio di farmi arrivare e io ho espresso il desiderio di lavorare di nuovo con lui, perché penso che sia un allenatore che mi conosce molto bene. So cosa si aspetta da me, conosco lo stile di gioco su cui insiste e so che i suoi attaccanti hanno sempre segnato gol sotto la sua guida»

SUL BESIKTAS – «Oltre al contratto importante hanno dimostrato il desiderio di volermi ingaggiare. Hanno cercato di contattarmi per tutta l’estate, hanno fatto tutto il possibile per provare a ingaggiarmi. E questo mi è piaciuto molto, perché penso che, in generale nella vita, si debba andare dove si è più desiderati. Il presidente del Besiktas e il direttore sportivo sono venuti a Belgrado, sono rimasti dai sette ai dieci giorni e abbiamo avuto dei colloqui. Importante è stato anche l’allenatore (Italiano ndr) che conosco dai tempi della Fiorentina»

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