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Zenga esalta Spalletti: «Ha tanti top player ma lui di sicuro è uno di loro. Di Gregorio? Mi piace soprattutto per un motivo»

Zenga esalta Spalletti: «Ha tanti top player ma lui di sicuro è uno di loro». Le sue dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport in vista del Derby d’Italia
L’ex portiere Zenga ha parlato così in vista del derby d’Italia in programma questa sera a San Siro. Le sue parole alla Gazzetta dello Sport.
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IL PRIMO DERBY D’ITALIA – «Ricordo ancora il primo, in Coppa Italia, 11 giugno 1983. Parai un rigore a Paolo Rossi. Perdemmo 2-1, ma chiudete gli occhi e immaginate di parare un rigore con la squadra della vita a 23 anni. Io l’ho fatto».
UN RAGAZZINO – «Ero un ragazzino, mi ritrovai di fronte mostri sacri come Boniek, Scirea, Cabrini, Gentile, Platini. Ho parato un rigore anche a lui. L’anno successivo calciò fortissimo all’incrocio. Se mi avesse preso sarei finito dentro la porta col pallone. Mi diede un buffetto sulla testa dopo aver segnato. Un segno di rispetto di un campione. All’epoca era così, c’era stima reciproca»
UN ALTRO RIGORE PARATO – «Baggio, febbraio ’92. Io posso dire di aver parato un rigore a Roby, lui di aver segnato a Walter Zenga».
ZENGA VS TACCONI – «All’epoca facevamo finta di litigare, ci mettevamo d’accordo per far uscire delle cose. Se ho giocato titolare in Nazionale tanti anni è perché dietro di me c’era lui che spingeva. Mi spronava. Ho sempre avuto un gran rispetto, e sono felice che adesso stia bene. Ha vinto la partita della vita. Quand’è stato male ho rotto le scatole al figlio per avere notizie, ero in prima fila alla presentazione del suo libro».
SOMMER – «Innanzitutto, una premessa: se ci mettiamo a guardare gli errori di un portiere non ne usciamo più. Yann è uno di rendimento, una garanzia. Ha esperienza e qualità da vendere».
COSA GLI PIACE DI LUI – «Mi piace la padronanza di sé, non lo scalfisce nulla».
CHI PRENDERE A GIUGNO – «Un italiano: Vicario e Carnesecchi in prima fila, poi Caprile».
LE CRITICHE A DI GREGORIO – «Sì, ma da chi? Bisogna metterlo in conto. Se uno come Spalletti lo lascia titolare un motivo ci sarà. Dietro di lui c’è Perin, non uno qualsiasi. Anche “Di Gre” è molto freddo, ed è la cosa che amo di più di lui. Poi non so se a casa mette le ginocchia sopra i ceci e piange, ma in campo trasmette sicurezza e personalità».
I “TOP PLAYER” DI SPALLETTI – «Spalletti ne ha tanti, ma lui di sicuro è uno di loro. Dovunque alleni, la sua squadra è riconoscibile»
CHIVU – «Se a inizio anno mi avessero detto che l’Inter sarebbe stata tra le prime quattro a questo punto del campionato, avrei firmato. E invece è prima. Cristian è stato bravo a spazzare via le scorie di una finale persa 5-0 e di una stagione logorante conclusa senza trofei. Ha proposto un gioco verticale e fluido, mi piace».
DOVE SI VEDE LA SUA MANO – «Nella gestione del gruppo. Molti giocatori hanno ritrovato loro stessi. Ha ridato motivazione, ha fatto leva sul carattere. Dimarco, a oggi, è il miglior quinto del mondo. Sono fiero di lui perché mi ci rivedo un po’: è un interista cresciuto nel Calvairate che gioca per la squadra del suo cuore. Io ho iniziato a giocare nella Macallesi».
I 12 PUNTI DI DISTACCO «Sento dire che l’Inter non vince gli scontri diretti, ma servono davvero? Chivu non ha battuto Milan, Napoli e Juve, e quindi? È primo. E sono sicuro che anche la squadra ragioni così. Poi è chiaro che battere la Juve sia importante»
LAUTARO VS YILDIZ – «Lauti è un leader. Uno che quando vince un premio o segna va in sala stampa a dire che il merito è della squadra. Kenan è talento puro. Uno di quelli per cui paghi il biglietto, come Nico Paz e Vergara. Senza gli infortuni non sarebbe emerso».