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Torino Juve: le tre cose che non hai notato

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Torino Juve: le tre cose che non hai notato del match dello Stadio Olimpico. Gli episodi sfuggiti all’attenzione dei più

Torino Juve: le tre cose che non hai notato.

1. Gli 89 minuti da leader di Dusan Vlahovic

Vlahovic sembra avere un altro spirito, altri occhi. E lo si evince già dal riscaldamento. Tra un esercizio ed un altro, c’è spazio per alcune parole, gesti, incitamenti alla squadra a dare quel qualcosa in più in una partita così delicata.

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E lo stesso riporta in campo. Al 34′, quando lui, Locatelli e Rabiot sbattono sul muro di Milinkovic-Savic: Vlahovic carica la squadra, invitandola con plateali gesti a continuare così. Quella è la strada da seguire. O quando si rivolge in questo modo a Moise Kean, come nelle immagini, chiamando un pallone in mezzo che però non arriva.

Gol partita al 74′, poi l’uscita dal campo all’89’. Proprio in panchina, Vlahovic veste quasi i panni di un assistente di Allegri, telecomandando i movimenti della squadra negli ultimi minuti di partita per chiudere a doppia mandata il risultato. Altre due piccole curiosità: la maglia regalata ad una bambina del pubblico, gelosamente custodita per consegnarla proprio a lei e un bellissimo abbraccio, pieno di significato, con Landucci.

2. Mezz’ora di gioco: colloquio improvviso in campo

Una chiave di lettura del primo tempo del Torino sono i tanti spunti a sinistra di Nemanja Radonjic, soprattutto nella prima mezz’ora. Proprio dopo uno di questi, culminato con un tiro di poco a lato, Szczesny vuole prendere le contromisure. Ad azione terminata, il portiere ha un rapido ed improvviso colloquio in campo con Danilo (a destra, alcuni patemi proprio su Radonjic ad inizio gara) e con Locatelli. Giusto il tempo di oliare i meccanismi e concedere meno spazi ai granata. Così poi è stato.

3. Allegri richiamato nel finale. Cos’è successo

Minuti di recupero. Azione che si sviluppa sulla fascia destra d’attacco della Juventus e il pallone termina in fallo laterale. Karamoh lancia via il pallone e scatta il giallo. Allegri, intuendo che gli animi da lì a poco potessero surriscaldarsi, lascia abbondantemente la sua area tecnica per raffreddare la situazione. Richiamato da Mariani, l’allenatore chiede scusa e torna di corsa verso la sua panchina. Piccola corsetta di Max, che proprio non voleva vedere colpi di testa nei minuti finali.

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