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Braida: «La Juve deve costruire una cultura vincente. Io andrei avanti con Spalletti. Su Yildiz dico questo»

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Braida in un’intervista ai microfoni di Tuttosport si è soffermato sulle difficoltà della Juventus consigliando i bianconeri

Il momento della Juventus richiede analisi lucide e una visione che solo chi ha respirato l’aria dei grandi successi internazionali può offrire. In questo senso, il parere di Ariedo Braida rappresenta una bussola preziosa per orientarsi tra i dubbi della Continassa. L’ex dirigente rossonero, architetto di squadre leggendarie, ha analizzato con pragmatismo la crisi d’identità del club bianconero, partendo dalla guida tecnica fino alla qualità intrinseca della rosa.

Nonostante le critiche piovute dopo la trasferta di Istanbul, Braida, intervistato da Tuttosport, predica calma e continuità, sottolineando come il problema non sia da ricercare esclusivamente in panchina, ma nelle fondamenta della mentalità societaria. «Spalletti è un allenatore importante, conosce bene il mestiere, andrei avanti con lui», ha dichiarato con fermezza. Secondo la sua visione, il recupero dei vertici passa da un processo più profondo: «Sembra una banalità, ma ai bianconeri manca una cosa: va costruita una cultura vincente. L’esperienza ti aiuta nei momenti difficili».

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Per Braida, il mercato deve essere specchio della storia del club. Non basta comprare, bisogna saper scegliere profili che non tremino davanti alle responsabilità: «Per giocare ad alto livello ci vogliono dei campioni, perché i comuni mortali fanno errori: la Juve è il massimo, storicamente è così, per cui lo spessore dei giocatori da cercare deve essere in linea con le ambizioni di un club così».

Entrando nel dettaglio dei singoli, l’occhio clinico di Braida isola i punti di forza e le fragilità strutturali. Se il giovane talento turco è visto come il futuro — «Yildiz è un diamante» — la gestione della difesa rimane l’incognita più grande, specialmente per quanto riguarda il recupero del leader brasiliano: «C’è Bremer che condiziona molto il rendimento della difesa, ma fisicamente va gestito dopo gli infortuni che ha avuto. Si sente la mancanza se lo perdi: è durissima sostituire uno così».

Infine, sul tema spinoso dei rinnovi contrattuali di McKennie e Vlahovic, Braida suggerisce una strategia conservativa dettata dalla scarsità di alternative valide a livello globale. «La domanda da porsi è una, in questo preciso caso: cosa offre il mercato? C’è una carenza enorme di attaccanti», ha spiegato, mettendo in guardia la dirigenza dai possibili rischi di una sostituzione affrettata. «Forse lo terrei, esattamente come McKennie, anche a costo di dover “ricomprare” entrambi con un prolungamento di contratto oneroso», ha concluso, preferendo la certezza del “bomber” serbo alle scommesse internazionali che non garantiscono lo stesso impatto.

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