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Vaciago: «L’innocente Kalulu non può giocare, il simulatore e ‘bullo’ Bastoni sì. Il sistema calcio è uno scarabocchio»

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Vaciago: «L’innocente Kalulu non può giocare, il simulatore e ‘bullo’ Bastoni sì. Il sistema calcio è uno scarabocchio». La riflessione del giornalista

L’editoriale di Guido Vaciago su Tuttosport è un atto d’accusa durissimo contro un sistema che, nel tentativo di proteggere i propri protocolli, finisce per soffocare il buon senso. Il “caso Kalulu” viene sviscerato non solo come un errore di campo, ma come la fotografia nitida di un calcio italiano rimasto al palo.

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Lo “scarabocchio” del sistema

Vaciago apre con un riassunto che mette a nudo l’assurdità della situazione: «Quindi, riassumiamo: Kalulu, l’unico che non ha combinato niente di male, oggi non può giocare; Bastoni, che ha simulato e poi si è bullato della cosa esultando, oggi gioca regolarmente; La Penna… probabilmente ha smesso di fischiare ad alto livello per un bel po’». Il giudizio complessivo è senza appello: «Se, unendo i puntini delle ultime vicende, vi apparirà uno scarabocchio brutto e incomprensibile, non avete sbagliato niente. È il sistema calcio che sta sbagliando tutto (o quasi)».

Un diritto “medievale”

Il cuore della polemica riguarda il rifiuto della grazia da parte della FIGC. Vaciago definisce la procedura juventina come un «iter di diritto medievale», in cui si è evidenziata «l’acclarata ingiustizia» subita dal difensore francese. Eppure, il pollice verso di Gravina è arrivato implacabile: «Gravina ha girato inesorabilmente all’ingiù il suo pollice. Così l’ingiustizia continua, il buon senso soffoca». La paura della Federazione di creare un precedente viene smontata pezzo per pezzo: quante volte, infatti, si verificano contemporaneamente l’ammissione di colpa del simulatore e quella dell’arbitro? Elementi che rendono il caso «se non proprio unico, almeno difficilmente ripetibile».

Il paragone impietoso con la Premier

L’analisi si sposta poi sulla cultura sportiva. Mentre in Italia si combattono “guerre sante” sui media, in Inghilterra si punisce. I numeri citati da Vaciago sono impietosi: «Quindici ammonizioni per simulazione sono state comminate in Italia dal 2023-24 a oggi, cioè in due stagioni e mezzo. Lo stesso identico numero… è stato comminato in Premier League dall’inizio della stagione in corso». In Inghilterra il simulatore è schifato, qui gli si grida «buttati» dagli spalti.

Governance e modernità perduta

Il pezzo si chiude con una riflessione amara su una governance che definisce «poco preparata, quasi mai laureata, con poca conoscenza delle lingue». Il caso Kalulu, per quanto “minuscolo”, diventa «dannatamente esemplare del perché il calcio italiano si è impantanato perdendo terreno rispetto alla galoppante modernità degli ultimi vent’anni». Un mondo dove si preferisce zittire un dirigente avversario chiamandolo «giovane» piuttosto che affrontare le riforme necessarie.

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