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Spalletti guida la rinascita della Juve: dalle macerie ai capolavori, lo ha già fatto in carriera! I due precedenti che fanno sognare

Spalletti è il caposaldo per guidare la rinascita della Juve: dalle macerie ai capolavori, lo ha già fatto due volte in carriera! I precedenti
La stagione della Juventus si sta chiudendo con una doppia eliminazione dalle coppe e una lotta aperta per conquistare il quarto posto e ripartire dalla Champions League anche il prossimo anno. Eppure, se c’è un allenatore che sa come trasformare le macerie in capolavori, quello è Luciano Spalletti. Le sue vittorie più iconiche non sono mai nate sotto una buona stella, ma sono sbocciate dopo passaggi a vuoto e psicodrammi clamorosi.
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Il gelo e le crepe di San Pietroburgo
Quando approdò allo Zenit, prima di dominare in patria, Spalletti dovette superare ostacoli titanici. Il problema non era solo l’adattamento al rigido clima russo o alle barriere linguistiche, ma la gestione di uno spogliatoio complesso e spaccato. Le cocenti delusioni europee iniziali (come la mancata qualificazione in Champions ai preliminari contro l’Auxerre) gettarono ombre pesanti. Inoltre, dovette domare l’ego dei “senatori” russi, gelosi delle gerarchie e dei nuovi innesti, imponendo una disciplina tattica e comportamentale ferrea a costo di scontri frontali per far passare la sua mentalità. Cosa riuscita perfettamente, come certificano i due campionati vinti.
Il paradosso di Napoli: dallo striscione per la Panda allo Scudetto
Ancora più emblematico è il miracolo partenopeo. L’apoteosi dello Scudetto 2023 nacque letteralmente dalle ceneri di una prima annata (2021-22) finita tra i fischi. Il crollo primaverile di quella stagione, culminato con la clamorosa disfatta di Empoli (da 0-2 a 3-2 in pochi minuti), portò a contestazioni feroci. Impossibile dimenticare lo striscione shock degli ultras che gli intimavano di andarsene in cambio della restituzione della sua amata Fiat Panda rubata (salvo poi restituirgli il volante a tricolore acquisito…). L’estate successiva fu un bagno di sangue tecnico ed emotivo: gli addii contemporanei di colonne storiche come Insigne, Mertens, Koulibaly e Fabian Ruiz sembravano il preludio al disastro. Invece, proprio liberandosi dei pesi del passato, Spalletti trovò il foglio bianco perfetto per disegnare un calcio celestiale con i nuovi arrivati Kim e Kvaratskhelia.
La lezione per la Juventus
Oggi a Torino nessuno in dirigenza pensa a scenari alternativi e Comolli ha ribadito la necessità di dare continuità al progetto di gioco dopo troppi allenatori durati pochissimo. La storia di Luciano insegna che le sue macchine perfette nascono proprio quando si tocca il fondo, epurando le tossine e ridisegnando le gerarchie senza guardare in faccia a nessuno. Questo è ciò che ci aspetta il prossimo anno.