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Infantino sorprende tutti: «Sono tifoso dell’Inter. Ecco chi era il mio idolo»

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Infantino in un’intervista ai microfoni di AS ha svelato la sua fede nerazzurra e la passione per Evaristo Beccalossi, il numero dieci del club meneghino

Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo AS svelando la sua passione per l’Inter.

TIFOSO – «Sono un grande appassionato di calcio fin da bambino. Ho molti idoli. Ricordo il Mondiale di Spagna del 1982. L’Italia lo vinse, con Paolo Rossi e tutta quella squadra di grandi giocatori. Per me è stato spettacolare. Avevo dodici anni all’epoca. È una squadra importante, un momento che mi è rimasto impresso nel cuore. Sono anche tifoso dell’Inter. Uno dei miei primi idoli, forse poco conosciuto in Spagna, è stato Evaristo Beccalossi, un numero dieci che non giocò quel Mondiale, né in Nazionale, perché l’allenatore aveva altri progetti. Il numero dieci dell’Inter ci faceva sognare, e a volte… beh, faceva cose di cui non posso parlare. Ricordo Alessandro Altobelli, che segnò un gol in finale. Il suo terzo gol e l’esultanza contro la Germania furono spettacolari. Se guardiamo agli anni ’80 e ’90, dobbiamo parlare di Diego Maradona, uno dei più grandi di tutti i tempi. Quando vedi i filmati ora, pensi a quello che ha fatto, di cosa era capace. I giocatori non erano protetti come lo sono ora. Un idolo, un fenomeno…»

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GIOCATORE PIU’ FORTE – «Non ho visto giocare Pelé, ma era un’icona globale prima dei social media, prima della globalizzazione. È ancora un idolo per i bambini di oggi, e anche se non l’hanno visto giocare, significa che ha fatto qualcosa di speciale. Anche Ronaldo Nazario è un fenomeno. Ogni volta che parli con i giocatori e chiedi loro chi è il giocatore più forte con cui abbiano mai giocato, il novanta per cento di loro dice Ronaldo. Era spettacolare. Oggi invece ci sono Messi e Cristiano Ronaldo, ma devo anche ricordare tutti gli spagnoli che hanno vinto la Coppa del Mondo del 2010. Xavi, Iniesta, Casillas, Puyol… La Spagna ha sempre avuto grandi giocatori, allenatori e manager come Del Bosque, Aragonés, Pep Guardiola… persone che hanno fatto la storia del calcio, ed è per questo che siamo così grati alla Spagna».

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