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Floro Flores studia Spalletti: «Lo apprezzo molto per la sua capacità di evolversi»

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Antonio Floro Flores apprezza e studia Luciano Spalletti per il suo futuro da allenatore. Vediamo che cosa ha detto il giovane tecnico

Antonio Floro Flores ha portato il Benevento in Serie B. Su La Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante – oggi allenatore – ha raccontato la bellezza di questa stagione.

LA PROMOZIONE «È un’emozione che non avevo mai vissuto, momenti così accadono di rado. Da calciatore non ero così maturo, sono stato il primo a non comprendere le mie potenzialità. Per questo sento di dovermi riscattare».

DOVE COMINCIA QUESTA CORSA «Da un incontro con Pasquale Foggia. Venivo da due stagioni difficili e mi chiedevo se il calcio fosse ancora il mio mondo, poi ho capito di voler lavorare con i ragazzi. Ma se mi avessero detto che in così poco tempo sarei arrivato qui non ci avrei creduto».

IL PRESIDENTE VIGORITO. «A lui devo tantissimo. Quando è arrivata la chiamata per la prima squadra è stata una sensazione incredibile, ma anche piena di paura. Sapevo quanto volesse la promozione e ho lavorato ogni giorno per non deluderlo. Dopo la vittoria gli ho detto, scherzando ma non troppo, che dovrei togliere la statua di Padre Pio dal mio giardino e mettere la sua».

TANTI GIOVANI IN SQUADRA «È la soddisfazione più grande. I giovani hanno bisogno di fiducia: se li fai giocare, devi accettare che possano sbagliare. In Italia spesso succede il contrario, al primo errore li togli. Credo che vadano accompagnati, protetti, ascoltati».

QUANDO HA CREDUTO ALLA SERIE B «Contro l’Atalanta U23. Perdevamo 3-1, ma negli occhi dei ragazzi ho visto una squadra viva e in grado di riprenderla. Prima della partita decisiva contro la Salernitana, invece, ho chiesto al mio collaboratore di raccontare una barzelletta senza fare nessun discorso motivazionale».

I SUOI ALLENATORI «Zeman è quello che mi porto più dentro. Ma da calciatore non ho mai pensato di allenare. Oggi invece studio molto. Apprezzo Fabregas per il coraggio, Spalletti per la capacità di evolversi».

BIANCOLINO «Ci siamo incontrati casualmente l’estate scorsa, mi raccontava le sensazioni provate, senza sapere che pochi mesi dopo mi sarei trovato nella sua stessa situazione. È un amico, dopo la vittoria mi ha scritto».

QUALI COMPLIMENTI RICEVUTI LO HANNO COLPITO «Quelli di De Rossi. E poi Stroppa, Di Francesco, Cannavaro, Ciro Ferrara, Nino D’Angelo. Momenti che vivi per condividerli, anche in famiglia».

COSA DICE A SUO FIGLIO CALCIATORE «Di non fare i miei errori. Di lottare sempre, anche quando gioca meno. E di non aver paura di sbagliare. Gli allenatori passano, quello che sei resta».

DOVE SARA’ IL BENEVENTO TRA UN ANNO «Sono ambizioso, direi nella zona alta della classifica. Ma prima ancora voglio valorizzare i giovani, far divertire la squadra e regalare emozioni ai tifosi».

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