
Mariella Scirea è ritornata sui fatti dell’Allianz Stadium sottolineando come quanto successo è da condannare. Le sue parole
Un episodio increscioso ha riaperto una ferita profonda nel mondo del calcio, scuotendo le coscienze dei tifosi e riportando al centro dell’attenzione la figura indimenticabile di Gaetano Scirea. Di fronte ai comportamenti irrispettosi emersi durante un minuto di silenzio, Mariella Scirea ha espresso un’amarezza profonda, soffermandosi sulla perdita di valori nella società e sull’eredità morale lasciata dal marito.
Il ricordo del grande difensore bianconero si intreccia con quello di un altro simbolo del calcio italiano, Sandro Mazzola, un giocatore che suo marito ammirava sin da ragazzo: «Che poi a me Mazzola piaceva molto. Aveva quel modo di correre fluido, leggero, senza guardare la palla, mi ricordava molto Gaetano». Un’ammirazione sincera che rende ancora più inaccettabile il disprezzo mostrato da una parte della tifoseria: «Ma come si fa? Non si può difendere un gesto del genere. Da una parte mi conforta che il resto dello stadio abbia reagito, cercando di coprire quei deficienti, però che siano dieci, cento o mille, non cambia. Che peccato! Non vorrei quasi parlarne, perché ho paura che li si faccia diventare protagonisti e si stimoli l’emulazione, ma non si può non condannare».
Nel riflettere sulle radici di questa deriva culturale, Mariella individua la causa in un vuoto di modelli positivi per i giovani: «Non so, tante ragioni. Penso a cosa ha ispirato le generazioni da vent’anni a questa parte: il Grande Fratello, il gossip, il culto del denaro, del lusso, dell’apparire. Mi dispiace fare discorsi da vecchia, ma se non hai avuto grandi esempi a cui fare riferimento, alla fine è più probabile che tu faccia cavolate come mancare di rispetto a un morto». Un atteggiamento che lo stesso Gaetano Scirea avrebbe respinto con fermezza: «Se ne sarebbe vergognato di sicuro. Come mi sono vergognata anche io».
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Il dolore si trasforma anche in una riflessione sulle disparità di giudizio del mondo mediatico, rievocando episodi passati vissuti a Firenze: «Qualche anno fa, ero allo stadio con mio figlio Riccardo e la curva della Fiorentina ci aveva accolti con una scritta sui muri del Franchi: “Scirea brucia all’inferno”. Ti rendi conto? Brucia… Ho provato molto dolore. E il giorno dopo c’era un piccolo trafiletto sul giornale e fine di tutto».
Nonostante le rivalità esasperate, l’insegnamento di Gaetano Scirea resta un faro di umanità: «Sono dell’idea che tutte le persone che hanno perso la vita hanno il diritto umanamente di avere del rispetto, vale per Mazzola ma vale per tutti coloro che hanno perso la vita, anche mio marito».