Ceferin: «Gravina dirigente esperto e capace, ha lasciato il calcio italiano meglio di come lo aveva trovato. Il tempo lo dimostrerà»
Hanno Detto

Ceferin: «Gravina dirigente esperto e capace, ha lasciato il calcio italiano meglio di come lo aveva trovato. Il tempo lo dimostrerà»

«Gravina dirigente esperto e capace, ha lasciato il calcio italiano meglio di come lo aveva trovato. Il tempo lo dimostrerà»: intervista al presidente Uefa Aleksander Ceferin

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, il presidente della UEFA Aleksander Ceferin è tornato ad analizzare i temi più caldi del calcio europeo e le prospettive del movimento nostrano. Il vertice del governo calcistico continentale ha espresso precise considerazioni sulle recenti vicende italiane, sottolineando come il nostro Paese rischi seriamente di ostacolare da solo il proprio cammino su molteplici fronti.

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COMMISSARIAMENTO FIGC – «Senza entrare in interpretazioni giuridiche, vorrei ricordare che non è la prima volta che si solleva la questione delle ingerenze esterne nell’attività della Federcalcio: Fifa e Uefa hanno sempre insistito con chiarezza sull’autonomia delle federazioni. Mi auguro che gli organi competenti prendano al più presto una decisione conforme alle regole dell’ordinamento sportivo: l’aggravarsi della crisi istituzionale non fa bene a nessuno»

MALAGO‘ – «Fin da quando era alla guida del Coni. Un uomo serio, con un grande amore per il calcio che è sempre stato al centro delle nostre conversazioni. Abbiamo un rapporto ottimo. La fiducia nel nostro sport poggia su tre pilastri: unità, trasparenza e una governance al servizio dei molti, non dei pochi. Negli ultimi tempi, tutti e tre sono stati calpestati proprio da coloro che avevano giurato di custodirli. Il progetto che ha spezzato l’unità del calcio mondiale sarà anche stato archiviato, ma la fiducia che ha compromesso non è tornata. Ricostruirla è ora il nostro compito comune. Sono lieto che l’Italia e il resto della famiglia calcistica europea, così come alcuni partner di altre confederazioni, siano uniti, come sempre quando è stato necessario schierarsi in difesa del nostro gioco. Lo ripeto ancora una volta: il calcio non è in vendita».

RISCHI COMMISSARIAMENTO – «Non intendiamo pregiudicare le decisioni delle istituzioni, ma l’indipendenza delle federazioni e il rispetto della volontà dei loro membri sono principi fondamentali degli Statuti Uefa e Fifa, e ci aspettiamo che siano rispettati. Confidiamo che le istituzioni sportive italiane sapranno trovare una soluzione in linea con tali principi, nell’interesse del calcio italiano e internazionale».

CASO MALAGO’-STADI EURO 2032 – «Non intendo commentare scenari ipotetici. Nessuna decisione è ancora stata presa. Dico solo che, in quanto co-organizzatore, l’Italia ha una responsabilità particolare. Proprio per questo è importante preservare l’indipendenza delle istituzioni sportive. Qualsiasi forma di ingerenza politica potrebbe minare la fiducia dell’Uefa e degli altri partner, il che non sarebbe nell’interesse né del calcio italiano né del torneo. Il discorso resta valido, perché le infrastrutture calcistiche non sono nemmeno lontanamente all’altezza del prestigio di cui gode il vostro calcio. Ciononostante, ci sono stati passi avanti. Ad agosto ben 13 città hanno manifestato interesse a ospitare le partite, i grandi investimenti annunciati sono il segnale incoraggiante che la gravità della situazione è stata compresa anche a livello istituzionale. Tuttavia, il tempo non gioca a favore di nessuno di noi. La disponibilità dimostrata va tradotta al più presto in passi concreti: l’unica cosa che conta per il successo».

PROBLEMA STADI ITALIA – «Non è solo una questione di soldi, ma soprattutto di modello. La maggior parte degli stadi in Italia è di proprietà dei comuni, mentre i club sono soltanto affittuari e quindi non hanno un reale interesse a investire in un impianto non loro. A questo si aggiungono procedure complesse e lunghe, fino alla possibilità di impugnare ogni decisione in tribunale, così i progetti spesso durano più a lungo del mandato di chi li ha avviati. Gli esempi di Juve, Atalanta e Udinese dimostrano che, quando un club rileva lo stadio e ne assume la gestione, i risultati arrivano in tempi relativamente brevi. Per questo credo che Euro 2032 sia l’occasione giusta per migliorare questo modello e che l’Italia, con la collaborazione di istituzioni pubbliche, club e comunità locali, saprà coglierla».

QUALIFICAZIONE…- «Osservazione forse un po’ cinica, ma capisco il dolore di tutta l’Italia dopo aver mancato tre Mondiali consecutivi: per un Paese con una tale tradizione calcistica è un colpo durissimo. Ma dal 1996 l’Italia non ha mancato nessun Europeo e appena cinque anni fa l’ha vinto. Euro 2032 può essere anche l’occasione per un nuovo inizio della Nazionale, non solo per stadi e infrastrutture».

ITALIA-UEFA – «Non direi che l’Italia crei problemi all’Uefa, anzi. L’Italia è uno dei pilastri del calcio europeo per storia, tradizione e passione, e con la Figc e l’intero mondo sportivo italiano abbiamo un dialogo costante e costruttivo».

CASI MALAGO’-GRAVINA – «Malagò e Gravina, primo vicepresidente Uefa, sono dirigenti sportivi estremamente capaci, con grande esperienza e un’influenza significativa nel panorama sportivo europeo. Gravina ha lasciato il calcio italiano, sotto molti aspetti, in condizioni migliori di come lo aveva trovato. La Figc usciva da un commissariamento e la Nazionale dallo shock del Mondiale mancato. In meno di tre anni, l’Italia è diventata campione d’Europa a Wembley ed è stata due volte terza in Nations League. Ma il merito più grande è ciò che non si vede a prima vista: il sistema, con tutti i successi nelle Under e nel calcio femminile. Più la candidatura vincente per co-organizzare Euro 2032 con la Turchia. Il calcio è così: un risultato può decidere le sorti di un incarico, ma non può cancellare quasi otto anni di lavoro importante. Il tempo dimostrerà quanto Gravina abbia fatto per il calcio italiano».

‘CASO ITALIA’ ESISTE? – «Non lo chiamerei ‘caso Italia’. Il momento è difficile, ma il calcio vive di cicli: è successo anche ad altre grandi nazioni calcistiche, che poi sono tornate più forti. L’Italia ha storia, talento e competenze per fare lo stesso. Servono tempo, stabilità e investimenti, a partire dagli stadi e dai settori giovanili, e serve che ogni componente faccia la propria parte con professionalità e coerenza, nel rispetto di tutte le istituzioni sportive e pubbliche competenti».

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