
Anguissa è uno dei profili valutati dalla Juventus per rinforzare il centrocampo. E Spalletti lo conosce bene avendolo avuto al Napoli
Il nome di Anguissa torna con forza al centro del dibattito tattico quando si ipotizza una nuova sinergia con Luciano Spalletti. Il ricordo del biennio d’oro all’ombra del Vesuvio suggerisce quanto il centrocampista camerunese saprebbe integrarsi alla perfezione nei meccanismi della Juventus proprio dell’allenaotre toscano.
Durante la sua esperienza al Napoli con il tecnico di Certaldo, il centrocampista ha dimostrato di essere un elemento imprescindibile per equilibrio e strapotere fisico. Nella stagione del debutto in maglia azzurra, il rendimento del giocatore nel centrocampo a due è stato subito devastante. Raccogliendo trenta apparizioni complessive tra Serie A ed Europa League, il mediano ha messo a referto due assist vincenti, evidenziando un impatto statistico impressionante: la media punti della squadra con lui sul terreno di gioco toccava quota 2,28 a partita, per poi crollare a 1,69 durante le sue assenze per infortunio o squalifica.
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L’annata dello Scudetto ha rappresentato la definitiva consacrazione internazionale per Anguissa. Con la transizione tattica verso il modulo 4-3-3, la mezzala ha trovato licenza di inserirsi con frequenza nell’area avversaria. Nelle quarantacinque presenze totali accumulate in quella cavalcata trionfale tra campionato, Champions League e Coppa Italia, la stella africana ha collezionato ben quattro reti e cinque assist. Le sue marcature contro Torino, Inter e la prestigiosa firma europea contro il Liverpool hanno testimoniato una crescita netta sia in fase d’impostazione sia in termini di incisività offensiva.
Trasferendo questo bagaglio di competenze e numeri in una possibile cornice bianconera, l’inserimento di Anguissa garantirebbe a Spalletti la medesima diga atletica capace di orchestrare le ripartenze e recuperare un numero elevatissimo di palloni. Il bilancio complessivo di settantacinque presenze, quattro gol e sette assist maturato nel biennio partenopeo conferma quanto la continuità di rendimento sia il vero marchio di fabbrica del giocatore. Una Juve strutturata attorno alla fisicità e alla visione di gioco del camerunense ritroverebbe immediatamente quella leadership dinamica nella linea mediana che ha già dimostrato di poter lottare per lo Scudetto.