Oboavwoduo a 360°: «La Juve è la squadra più grande d'Italia e ha una grandissima storia. Segnare con questa maglia mi dà un sacco di orgoglio e molta gioia»
Hanno Detto

Oboavwoduo a 360°: «La Juve è la squadra più grande d’Italia e ha una grandissima storia. Segnare con questa maglia mi dà un sacco di orgoglio e molta gioia»

Oboavwoduo si racconta ai microfoni dei bianconeri svelando tutto sulla sua carriera e anche sull’avventura con la Juventus

Primo appuntamento mensile della Juventus con We Are Youth | Il talento del mese, un format che vi porta alla scoperta dei talenti dalla Juventus Next Gen e delle giovanili bianconere. Si parte con Justin Oboavwoduo.

PASSIONE PER IL CALCIO – «Quando ero un bambino piccolo all’asilo, ho semplicemente preso in mano un pallone. Giocavo a calcio durante la ricreazione e la mia maestra disse a mia madre che suo figlio era piuttosto bravo, che gli piaceva giocare a pranzo e durante l’intervallo. Da lì in poi, tutto ciò che riesco a ricordare di me da bambino è me che gioco a calcio. È il mio ricordo più lontano».

SOSTEGNO FAMIGLIA – «La mia famiglia ha fatto molti sacrifici per me. Vengo da una casa in cui eravamo quattro figli ed eravamo tutti molto attivi e sportivi. Trovare il tempo per portarmi agli allenamenti e alle partite, e contemporaneamente gestire il loro lavoro, è stato importantissimo. Hanno fatto un lavoro enorme aiutandomi ad arrivare dove sono oggi: senza di loro non sarebbe stato possibile».

CARRIERA – «A Manchester fanno molto lavoro sullo sviluppo individuale per vedere dove puoi migliorare ogni giorno, dove vai bene e come potenziare questi aspetti fino a farli diventare dei super punti di forza. È una filosofia presente dalla prima squadra alle giovanili e questo facilita la transizione da una fascia d’età all’altra. Mi ha aiutato molto a imparare le basi del calcio, ad avere una buona tecnica e una buona intelligenza calcistica».

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JUVENTUS – «La lingua è stata una delle sfide più grandi perché non parlavo l’italiano. In più era la prima volta che mi allontanavo dalla mia famiglia: vivere da solo, fare le cose per conto mio, dover comprare tutti i generi alimentari per la prima volta o comprare una televisione… Le cose semplici della vita che non fai finché non vai a vivere da solo. La distanza da casa e dalla famiglia a Manchester è stata la difficoltà maggiore».

MAGLIA BIANCONERA – «Ovviamente la Juventus è la squadra più grande d’Italia e ha una grandissima storia. Quando mi ha chiamato ed era seriamente interessata a portarmi qui, non è stata una decisione difficile da prendere, specialmente per come mi vedeva integrato nel sistema e per quello che avrebbe potuto essere il piano per me se mi fossi impegnato e avessi giocato bene. C’era un senso di gioia e orgoglio enorme per me e per tutta la mia famiglia».

CARATTERISTICHE – «Sono uno a cui piace toccare il pallone, a cui piace scambiare e combinare con i compagni. Direi che sono abbastanza veloce, quindi nei momenti di transizione penso di essere piuttosto pericoloso. Mi piace dribblare, esprimere me stesso in campo e fare gol e assist: è così che voglio giocare perché aiuta la squadra. Cercare di essere una minaccia offensiva è il mio stile di gioco. Tra i calciatori del presente mi è sempre piaciuto e ho sempre amato guardare Kylian Mbappé. È un giocatore d’attacco molto pericoloso, che può agire in posizioni simili a quelle in cui posso giocare anch’io».

LAVORO QUOTIDIANO – «Il progetto Next Gen è ottimo perché giochi ogni settimana contro adulti, mentre in Inghilterra giochi seconda squadra contro seconda squadra. Giocare in campionato ogni settimana contro professionisti esperti ti aiuta a crescere e a farti trovare pronto per qualsiasi sfida futura. Con Mister Brambilla e lo staff ho un ottimo rapporto, basato sull’onestà: pretendono molto da me perché sanno cosa posso offrire alla squadra e vogliono che mostri le mie qualità in ogni allenamento e in ogni partita. Se c’è qualcosa che non faccio bene, ci sediamo, analizziamo e vediamo come posso migliorare. Tra i compagni vado d’accordo con tutti, ma ho legato molto con Owusu, con Guerra che essendo il più esperto mi ha aiutato molto ad adattarmi nei primi mesi – siedo vicino a lui nello spogliatoio – e con Elimoghale con cui condivido le origini nigeriane e che parla un po’ d’inglese».

PRIMA SQUADRA – «Il primo ricordo è stato ovviamente il rientro al giorno uno e i test fisici, che sono stati molto difficili! Ma stare con la squadra per un periodo prolungato ti permette di capire i giocatori e permette a loro di capire me, come sono come persona e come mi muovo in campo. Vivere la pre-season ogni giorno mi ha permesso di imparare, crescere e capire cosa vuole l’allenatore da me, dalla squadra e nelle diverse fasi di gioco».

FIGURE DI RIFERIMENTO NELLO SPOGLIATOIO – : «Direi Pierre Kalulu, perché la maggior parte delle volte io gioco a sinistra e lui a destra, quindi ci affrontiamo spesso in allenamento. Mi sta aiutando molto: se non capisco qualcosa mi dà una mano perché parla italiano, e mi spiega cosa dà fastidio a un difensore, così se faccio determinate giocate riesco ad avere successo. E poi Weston McKennie, che è un ragazzo divertente e parla anche inglese».

PRIMO GOL CON LA JUVE – «Segnare per la Juventus dà un sacco di orgoglio e molta gioia. È stato un momento felicissimo poter entrare in campo e incidere per aiutare la squadra. Ricordo che dopo la partita ho parlato con la mia famiglia ed erano felicissimi per me: mia mamma, mio papà, le mie sorelle, ma anche il direttore e tutto lo staff».

DEBUTTO SERIE A – «È stato un momento un po’ agrodolce per come è finita la partita, ma la Serie A è una competizione enorme e fare l’esordio con la Juventus, sentendo la fiducia di Spalletti che mi ha messo dentro in un momento difficile, è qualcosa che terrò con me per sempre. Spero sia solo un punto di partenza per molte altre presenze. Prima di entrare il Mister mi ha detto semplicemente di andare in campo, divertirmi, puntare, dribblare, attaccare il terzino e cercare di incidere sulla partita, infondendomi quanta più fiducia possibile. Finita la gara ho mandato subito un messaggio a mio papà e a mia mamma: avevano seguito la partita sperando che entrassi ed erano felici per me, hanno cercato di tirarmi su il morale per il risultato finale».

PASSIONI – «Mi piace giocare un po’ alla PlayStation, me la cavo a EAFC. Ascolto musica e seguo un po’ il basket perché mia sorella gioca a pallacanestro. Torino è una bellissima città, con una ricca storia. È bello passeggiare in centro, mi piace davvero stare qui».

FUTURO – «Il mio obiettivo principale per la stagione è incidere in più partite possibili con la Next Gen, segnare, fare assist, fare buone prestazioni e aiutare la squadra in entrambe le fasi per vincere le partite, facendomi trovare sempre pronto se il Mister riterrà di chiamarmi in Prima Squadra. Il mio sogno più grande? Vincere la Coppa del Mondo e la Champions League. Giocare per la propria nazionale significa che sei tra i migliori del tuo paese, e vincere il Mondiale significa essere la squadra e il gruppo più forte del mondo. Da bambino vuoi vincere tutto e segnare 100 gol: penso che sognare in grande non sia affatto male».

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