Spalletti a Sky: «Con Pisacane non è successo niente. Dovevamo segnare al 94esimo. Bisogna migliorare la ferocia»
Hanno Detto

Spalletti a Sky: «Con Pisacane non è successo niente. Dovevamo segnare al 94esimo. Bisogna migliorare la ferocia»

Spalletti nel post partita di Cagliari Juve ha parlato ai microfoni di Sky. Cosa ha detto il tecnico bianconero

Nel post partita di Cagliari Juventus, Luciano Spalletti ha parlato ai microfoni di Sky. Le sue dichiarazioni.

LITE CON PISACANE – «È successo niente, lo posso dire? Non è successo niente. Io gli ho fatto i complimenti: «Bravo, siete bravi anche a perdere un po’ di tempo». Punto e basta. Lui mi ha detto: «Cosa ha il tempo?». Siamo rimasti un attimo così, ma non è successo niente, non si è fatto niente».

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PARTITA – «Tra riuscire a mettere a posto quei momenti a cui fa riferimento lei e giocare partite di questo livello, è più difficile giocare partite di questo livello. Quelle altre sono cose che, se ci si mette un po’ di buon senso, si riescono a capire e si riesce ad andare a un gradino superiore. Sono dettagli che non dobbiamo far diventare cronici, perché poi il risultato non è un sogno: è qualcosa che determino io con la volontà, con la ferocia. Non vado a sperare che passi qualcosa o di incontrare qualcosa dentro la partita: vado a determinare che succeda qualcosa, vado a cercare quello che voglio che accada. Su questo noi dobbiamo fare qualche passettino in avanti, perché stasera, sui palloni dentro l’area di rigore, siamo messi così: questa palla giocata sui piedi della punta, con le spalle girate alla porta, che la tiene un attimo e poi siamo tutti liberi, perché loro devono cambiare inversione di postura e mi rimane libero l’appoggio. Non c’è mai verso di tenerla. In questi contatti, in questi duelli, siamo un po’ troppo fragili. È una cosa che ormai nel calcio bisogna mettere a posto, la dobbiamo capire, perché è un altro modo di gestire le partite, un altro modo di giocare questi duelli fisici. Se non li fai, li perdi, perché ormai giustamente se ne fischiano di meno. In questi momenti di partita, spesso, quando l’area di rigore è così affollata tra i nostri e i loro, gli spazi non ci sono. C’è uno spazio tolto, c’è uno spazio strappato, c’è uno spazio che io levo al mio avversario, ma non che trovo, perché non c’è: gli spazi non ci sono. È qualcosa che tolgo al mio avversario. Come lo tolgo? Lo tolgo come ha fatto sul gol Kolo Muani, dove mette il corpo davanti e regge la pressione del difensore, che vorrebbe riprendere la centralità della porta o andare sulla traiettoria in maniera più corretta di quello che ha dovuto poi subire. Qui ci sono situazioni come l’ultima palla al 94º minuto: ci è capitata una palla e bisogna fare gol. Non posso vedere il calciatore quasi sorpreso perché gli capita questa palla. Eccola, come eccola? Tu vivi per quello, non è che tu giochi in base al risultato della partita: tu ti giochi la carriera. In ogni situazione di gioco, in ogni gol che vai a fare, la tua carriera diventa più bella o bellissima. Invece, di diventare normale, è una bella differenza».

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