
Michele Padovano, ex attaccante della Juventus, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Juventusnews24 per analizzare il momento difficile dei bianconeri dopo la sconfitta contro la Lazio. Dalle responsabilità di Spalletti alle tensioni nello spogliatoio, passando per il ruolo della società, il possibile ritorno di Antonio Conte e il rendimento degli attaccanti: le sue parole
La Juventus attraversa un momento particolarmente complicato, aggravato dalla pesante sconfitta per 3-0 contro la Lazio. Un risultato che ha alimentato interrogativi sulla gestione di Luciano Spalletti, sull’atteggiamento della squadra e sulle responsabilità della società. A far discutere sono state anche le dichiarazioni del tecnico e di Gleison Bremer nel post partita, interpretate come un segnale delle difficoltà che stanno accompagnando i bianconeri.
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Per approfondire questi temi, Juventusnews24 ha intervistato in esclusiva Michele Padovano, ex attaccante bianconero, che ha espresso il proprio punto di vista sul momento della squadra, sul futuro della panchina e sulle possibili soluzioni per uscire dalla crisi. Tra gli argomenti affrontati anche Antonio Conte, considerato dall’ex calciatore una figura capace di rilanciare la Juventus.
La sconfitta di domenica contro la Lazio ha fatto discutere non soltanto per il risultato, ma soprattutto per l’atteggiamento della Juventus. Secondo te si tratta di una crisi passeggera oppure siamo di fronte a una squadra che presenta problemi strutturali molto più profondi?
«Io credo che ci siano dei problemi di gestione. Non mi è piaciuto niente, non mi è piaciuta la comunicazione, non mi è piaciuta la proposta. E obiettivamente, anche quando la Juventus ha vinto, a me non ha mai convinto».
Oltre alla prestazione contro la Lazio, hanno fatto molto rumore le dichiarazioni di Spalletti e Bremer nel post partita. Il tecnico ha parlato di fragilità mentale e mancanza di carattere, mentre il difensore ha lasciato intendere che alcuni compagni tendano a nascondersi nei momenti difficili. Pensi che Spalletti abbia ancora in mano lo spogliatoio oppure si è rotto qualcosa nel rapporto con i giocatori e tra i calciatori stessi?
«Dal momento in cui si fanno i complimenti all’allenatore quando la Juventus, o qualunque altra squadra, gioca bene, chiaramente il primo responsabile deve essere lui se le cose non funzionano. Le responsabilità sono sempre da condividere, ovviamente. Io non penso che questa sia una squadra scarsa, non lo penso e non lo penserò mai. Nessuno mi convincerà di questo. Anzi, credo che sia una rosa di valore e quindi qualche problema all’interno ci deve essere per forza».
Se la Juventus decidesse di esonerare Spalletti, sarebbe l’ennesimo cambio in panchina nel giro di pochissimo tempo, dopo gli addii di Thiago Motta e Tudor. Non credi che negli ultimi anni siano state attribuite responsabilità eccessive agli allenatori rispetto a quelle della società, soprattutto nella costruzione della rosa e nella gestione dei momenti difficili?
«Chiaramente bisogna sperare che i dirigenti costruiscano una squadra di valore, sia in campo che fuori. In questi anni non è avvenuto. A me scappa da ridere quando sento dire che ci sono troppe pressioni per i giocatori. Le pressioni nella Juventus devi conviverci, devi volerle, perché vuol dire che sei un giocatore che può arrivare a quei livelli. E se tu non riesci a gestire determinate pressioni e non le trasformi in energia positiva, vuol dire che in quella squadra non ci devi giocare. Io non credo che siano questioni di responsabilità o di pressioni. Piuttosto penso che in questo momento la Juventus e il suo allenatore abbiano dimostrato il loro nervosismo. Non l’avevamo mai vista così nervosa».
A proposito di nervosismo, nella partita precedente c’è stato anche l’episodio che ha coinvolto Spalletti e Pisacane, con diverse polemiche. Secondo te l’allenatore della Juventus è andato oltre nella situazione che si era creata?
«Direi di sì, perché io non l’ho mai visto così. Non abbiamo visto benissimo che cosa sia successo, ma anche quello denota in questo momento poca tranquillità».
Passando al futuro della panchina, oltre alla suggestione Antonio Conte, si è parlato anche di Stefano Pioli come possibile traghettatore fino a giugno, per poi affidare un nuovo ciclo a un allenatore come Simone Inzaghi o Francesco Farioli. Tu come ti comporteresti? Sceglieresti una soluzione temporanea per concludere la stagione oppure punteresti immediatamente su un tecnico di primo livello come Conte?
«Conte è uno che arriva primo o secondo. Quando le cose gli sono andate malissimo, come l’anno scorso, ha avuto una miriade di infortuni. Parla la sua carriera per lui. Io lo stimo, lo metto fra i tre migliori allenatori del mondo e poi, in più, ha una juventinità dentro, un senso di appartenenza per quel club che solo lui ha. Sono sicuro che potrebbe ribaltare e risolvere le cose. Ma sono anche convinto che, secondo me, il club non cambierà e quindi ho paura che questa sia un’annata di nuovo di alti e bassi».
Quindi, nell’eventualità di un ritorno di Conte, adesso oppure a giugno, non vedresti il rischio della classica minestra riscaldata?
«Figurati, ma quale minestra riscaldata! Arriva lui e risolve i problemi. Però dico anche che, secondo me, i segnali sono questi: andranno avanti con Spalletti».
Un altro tema molto discusso riguarda il rendimento degli attaccanti della Juventus. C’è chi sostiene che i due centravanti dovrebbero giocare insieme, anziché alternarsi tra campo e panchina. Come ti schieri su questo dibattito? E quante responsabilità attribuisci agli attaccanti per i pochi gol segnati dalla squadra rispetto alle occasioni create?
«Guarda, io non faccio un discorso di reparto. Secondo me è sempre la squadra che mette in condizione qualunque tipo di giocatore. Io ti dico solo una cosa: Antonio Conte ha vinto lo scudetto con Matri, Pepe, Padoin. Giocatori, per carità, con tutto il rispetto per loro… Quello che ti voglio dire è che Matri non era Higuain».
SI RINGRAZIA MICHELE PADOVANO PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA