Ajax: il calcio riflette la cultura del Paese in cui prende forma

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Le rivoluzioni culturali in Olanda influenzano il calcio. Ajax esempio concreto del cambiamento calcistico

L’Ajax, prossima avversaria della Juventus in Champions, che è riuscita a battere il Real Madrid affidandosi proprio al gioco fatto di spazi, ampiezza e velocità, non è una sorpresa. Perché? Perché ricorda molto la squadra allenata da Johan Cruijff dal 1964-1973. Una squadra che aveva applicato il proprio gioco in base alle rivoluzioni culturali ed in seguito calcistiche di quei tempi. Perché il calcio, come sappiamo, è uno sport in cui il modo di giocare, riflettere molto la cultura del paese in cui si attualizza. Ed infatti, proprio negli anni ’70 l’Olanda, stava maturando un processo di cambiamento che l’ha portata poi ad essere il paese leggero, libertino ed innovatore che è oggi.

Il calcio è uno sport che ha subito continue innovazioni. Quest’ultime, hanno principalmente riguardato le tattiche, il modo di affrontare le gare, il modo di interpretare la partita dai calciatori. Sono nate, negli anni, delle vere e proprie Rivoluzioni Culturali Calcistiche in seguito ad una modifica delle regole del gioco e all’influenza di particolari culture dei vari paesi Europei. E a tal proposito, credo sia pertinente citare l’esempio dato dal calcio olandese. Nessuno mai ha immaginato di strutturare il proprio gioco in modo così astratto, architettonico e con uno stile così calibrato di come hanno fatto gli olandesi.

Negli anni ’70 la Nazionale di calcio Olandese, guidata da Rinus Michels, si impose nel panorama del calcio internazionale, mostrando uno stile di gioco mai visto in precedenza, uno stile definito con l’etichetta di calcio totale. Il calcio totale era basato su una nuova teoria di flessibilità spaziale. Come Cornelis Lely nel diciannovesimo secolo aveva concepito è realizzato l’idea di creare nuovi, giganteschi polders, e di alterare le dimensioni fisiche dell’Olanda, sfruttando le dighe e la nuova tecnologia a vapore, così Rinus Michels e Johan Cruijff sfruttarono le capacità di una nuova generazione di giocatori per cambiare le dimensioni del campo da gioco. 

Il calcio totale, ancora, era una rivoluzione concettuale basata sull’idea che l’estensione di qualunque campo da calcio fosse flessibile e potesse essere modificata dalla squadra che vi giocava. Sulla base di questa idea, infatti, in fase di possesso, la Nazionale olandese e soprattutto l’Ajax puntavano a rendere il terreno di gioco il più ampio possibile distribuendo il gioco sulle fasce e approfittando di ogni corsa e movimento per aumentare e sfruttare lo spazio a disposizione. Quando vi si perdeva palla, lo stesso modo di ragionare e le stesse tecniche, venivano impiegate per distruggere lo spazio altrui. Essi pressavano in profondità nella metà campo avversaria, cercando di impadronirsi della palla, tenevano la linea di difesa dieci metri all’interno della propria metà campo e facendo un uso aggressivo della trappola del fuorigioco, comprimevano ulteriormente gli spazi.

Ancora oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, il calcio olandese di quegli anni, rappresenta una delle massime espressioni mai esistite, da cui centinaia di celebri allenatori attuali e l’Ajax, che noi oggi conosciamo e che la Juventus dovrà affrontare uscendone vincente se vuole approdare alle semifinali di Champions League, hanno preso spunto. Lo sanno bene Alessandro Tripaldelli, terzino classe ’99 in forza al PEC Zwolle e Stefano Beltrame, trequartista di proprietà della Juventus a caccia del rilancio nel Den Bosch.