Analisi tattica Milan-Juve: come Chiesa ha fatto la differenza

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© foto Juventus

Analisi tattica Milan-Juve: la partita di San Siro analizzata nei dettagli. Le mosse di Andrea Pirlo e Stefano Pioli

A San Siro si affrontano il Milan e la Juventus. Il match e le mosse dei due allenatori analizzate e studiate nei minimi dettagli.

L’attenzione di Bonucci e De Ligt

Anche se non tutto ha funzionato al meglio per la Juve, la vittoria di San Siro è un risultato cruciale. Prima di tutto perché svolta totalmente la classifica ed evita la fuga dei rossoneri. E poi perché, con tutte le assenze che avevano entrambe le squadre, era pressoché impossibile aspettarsi più brillantezza e qualità. E’ anzi positivo che la Juve abbia dimostrato cinismo e capacità di restare sul pezzo.

I bianconeri sono, nel complesso, riusciti a fare venire a galla i difetti avversari. Vero, la Juve ha concesso qualche transizione di troppo, non gestendo sempre bene attacchi in campo aperto del Milan (la qualità migliore dei rossoneri). Soprattutto sul lato di Danilo, molto in ritardo su Hauge in occasione del gol di Calabria.

Quando però i bianconeri si abbassavano e difendevano la profondità, il Milan era piuttosto sterile. Certo, ci sono state fasi del match in cui la Juve era poco brillante e non riusciva a risalire. Gli ospiti però non sfruttavano fino in fondo la supremazia territoriale: senza Ibra e Rebic, mancava presenza offensiva in avanti.

La Juve proteggeva bene l’area di rigore, con De Ligt e Bonucci molto precisi (nonostante il centrocampo abbia concesso qualche spazio di troppo tra le linee). Il Milan ha tirato ben 20 volte in porta, accumulando però appena 1.02 Expected Goals contro i 2.36 della Juve. Ciò vuol dire che i rossoneri hanno tirato soprattutto dalla distanza, da posizioni in cui era improbabile fare gol. Merito di una Juventus che ha difeso molto bene l’area di rigore.

Chiesa fa la differenza contro Theo Hernandez

Quando i bianconeri si difendevano di posizione, Chiesa era bravo a ripiegare e a supportare Danilo, diventando a volte quinto in un 5-3-2. E’ stato però soprattutto in avanti che l’ex Fiorentina ha fatto la differenza, sfruttando bene i limiti di Theo Hernandez. L’ex Real Madrid ha straordinarie qualità offensive, ma soffre quando la propria squadra ha un baricentro basso e viene puntato nella propria trequarti.

In quelle situazioni, Chiesa ha fatto la differenza: quando la Juve ha adottato un baricentro alto e ha consentito al proprio esterno di ingaggiare duelli individuali contro Theo, l’ex Fiorentina ha seminato il panico. Ha inoltre dialogato molto bene con Dybala, che con i suoi movimenti portava spesso Romagnoli fuori posizione. In tal modo, si creavano i varchi che Chiesa andava ad attaccare. Così è arrivato il primo gol. Insomma, nel complesso le punte della Juve hanno fatto la differenza, mostrando la superiorità tecnica rispetto ai rivali.

L’imprecisione di Bentancur

L’aspetto che forse ha funzionato meno è stata la resistenza al pressing, soprattutto nel primo tempo. Se la Juve era più attendista e passiva, al contrario il Milan applicava un pressing uomo su uomo intenso e aggressivo, che per larghe fasi del match i bianconeri non sono riusciti a fronteggiare. Gli ospiti hanno perso diversi palloni sanguinosi, soprattutto con Bentancur in profonda difficoltà. Il Milan ha creato diverse situazioni pericolose tramite ripartenze corte: la convinzione con cui i rossoneri aggredivano gli avversari ha creato più di un grattacapo a Pirlo.

Proprio per questo, la vittoria della Juve è importante dal punto di vista mentale. Proprio perché arrivata contro un Milan che, nonostante le assenze, aveva tante certezze ed era in profonda salute. I bianconeri hanno gestito bene anche i momenti difficili della gara, ottenendo un successo tanto pesante quanto meritato. Ottima anche la gestione dei cambi da parte di Pirlo, che ha fatto entrare Kulusevski e McKennie nel momento giusto

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