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Braghin ripercorre il 2021: «Champions, Guarino, Montemurro e nuovi obiettivi. Dico tutto»

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Braghin ha rilasciato una lunga intervista a JTV: il dirigente della Juventus Women ripercorre il 2021 delle bianconere

Stefano Braghin ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Juventus TV.

Ecco le parole del responsabile della Juventus Women.

QUALIFICAZIONE AI QUARTI – «Al fischio finale il pensiero è stato per le emozioni vissute con alcune di queste ragazze per quattro anni e mezzo, con altre per meno tempo. È stata una bella storia ma ho pensato che non è ancora finita. È stata un’emozione per tutti coloro che hanno contribuito a questo traguardo inaspettato e insperato, ma col passare delle partite ci siamo resi conto sempre di più che l’obiettivo era raggiungibile e vicino».

LA FORZA DELLA SQUADRA – «Al di là dei valori individuali delle calciatrici e del grosso apporto dello staff tecnico credo sia la vittoria della squadra. C’è un team molto unito dentro e fuori dal campo. Una squadra composta da 40 persone più tutte quelle che non si vedono ma ci sono. C’è un clima di grande armonia nella condivisione degli obiettivi. Questo permette di andare oltre il potenziale della squadra, se si guardasse solo al potenziale i campionati finirebbero ad agosto. Se a maggio non succede quello che si è pensato ad agosto è perché in mezzo ci sono le persone che cambiano gli equilibri. E l’equilibrio che hanno trovato le anime che compongono le Juventus Women e andato oltre ogni valore tecnico perché c’è una forza e un’energia che ha permesso di fare più di quello che si poteva pensare. Speriamo di essere solo a un pezzo del percorso».

PRIMA PARTE DEL 2021 – «La prima parte del 2021 lascia un grande percorso sportivo. Basiamo i risultati dell’oggi sul nostro passato. I risultati che stiamo raccogliendo sono frutto del lavoro di quattro anni e mezzo e di tutte le persone che sono state per un giorno, un mese, tre o quattro anni. Nessuno ci fa vincere o perdere le partite ma tutti ci aiutano ad arrivare dove siamo. Sono stati mesi di lavoro, di costruzione, importanti come quelli che stiamo facendo adesso».

MONTEMURRO – «La gestione di Montemurro è semplice perché lui è una persona molto semplice e di grandissime competenza e conoscenza del calcio internazionale e del calcio in generale. Ma soprattutto conoscenza delle persone che sono quelle che compongono la squadra che allena. La sua storia dice che è un allenatore di levatura mondiale. Come tutte le grandi persone con cui ho lavorato nello sport è uno semplice. Rende molto facile cose che sembrano difficili».

PEYRAUD-MAGNIN – «Ha portato grande esperienza internazionale. È una ragazza che ha vinto in paesi diversi. Ha grande conoscenza del calcio internazionale, lei è molto funzionale al calcio che chiede Montemurro. La scelta è legata alla sua grande affinità col progetto di gioco. In più è uno dei portieri secondo me più forti del mondo. Quello che mi ha colpito di più è la capacità di mettersi alle spalle l’errore e di rispondere alla critica con la prestazione. Che è il segno di quando uno è forte dentro. Questa è una squadra in cui ognuno deve dare un pezzo, non c’è chi può dare di meno o di più. Le giocatrici più esperte hanno insegnato la juventinità che vivono da tanti anni alle nuove. Non è una parola tanto per dire ma è un concetto di lavoro, disciplina, umiltà e voglia di vincere. È quella che abbiamo vissuto negli ultimi secondi della partita col Wolfsburg allo Stadium quando abbiamo raccolto il 2-2 quando tutte le altre squadra avrebbero già pensato al ritorno».

AVVICENDAMENTO GUARINO-MONTEMURRO – «È stata una scelta inusuale in un mondo conservativo nel successo. Ma i tifosi vivono nel presente e quando il presente è bello vorrebbero che non cambiasse mai. La differenza tra un tifoso e un dirigente è che un dirigente deve pensare al futuro e a qualcosa che non c’è ancora e devi immaginare. È anche il bello del nostro lavoro con tutti i rischi che comporta. Io dopo 25 anni di questo lavoro credo che buona fede e serenità delle scelte vadano oltre qualunque paura. Sono legato a questo club fa 10 anni e mi è sembrato che fosse il momento giusto per fare una cosa giusta per il mio club e quindi l’ho fatta. Poi vedendo e sentendo i commenti e le facce un po’ stupite di molti mi sono reso conto che forse è stata una scelta più forte di quanto avessi pensato. Però il tempo dirà se sia stata una scelta giusta o no. Abbiamo sempre pensato di costruire una squadra equilibrata, partendo dai valori umani. Io ho sempre pensato di scegliere una calciatrice magari un po’ meno brava ma con forti valori umani che poi sono quelli che condivide col gruppo. Le calciatrici forti ma con pochi valori sono quelle che magari possono far vincere le partite ma le persone di valore vincono i campionati. Quando si ricorderanno le avventure sportive di queste ragazze, di questo fantastico percorso che forse oggi non viviamo ancora nella sua pienezza, la si ricorderà come una storia di persone prima che di calcio. Credo sia la cosa più importante».

LEGAME GIOCATRICI-TIFOSI – «La barriera emotiva tra il pubblico e lo sportivo è una barriera che quanto più è sottile tanto più si crea un’osmosi. Così si vince tutti insieme, quando ci sono loro le ragazze hanno una spinta. Si crea un qualcosa che fa fare una corsa più, una parata in più. Le ragazze sono state brave ad alimentarlo e i tifosi sono stati bravi in un momento così complesso a non disperdere il loro calore. Se siamo qui è merito sia di chi siede in tribuna sia di chi gioca le gare. Prima c’era la curiosità di qualcosa che si conosceva poco, anche il pregiudizio verso persone che non venivano riconosciute come calciatrici. Il tempo ha cambiato le cose, le calciatrici hanno cambiato la storia aiutate da società e Federazione. Un tifoso della Juventus è un tifoso della maschile e delle Women. Così come noi gioiamo per le vittorie dei ragazzi della maschile, loro lo fanno per noi. Il calcio è diventato unico a prescindere da chi lo pratica».

2022 – «Ci aspettiamo quello che bisogna aspettarsi quando si è la Juventus: vincere tutto il possibile o perlomeno fare il massimo per arrivare agli obiettivi. La competitività delle squadra italiano è in crescita, sta crescendo il nostro status a livello internazionale quindi le aspettative si alzano. Dovremo fare meglio di quanto fatto fino ad oggi. È chiaro che in Europa cambieranno gli scenari perché grazie a questa stagione siamo passati dal 33esimo posto al 18esimo posto dal ranking Uefa. Abbiamo aiutato l’Italia ad arrivare settima nella classifica Uefa, vicina al sesto posto che eviterebbe i preliminari. Così aiutiamo tutto il movimento sperando che altre squadre italiane riescano ad essere portatrici di punti. Dobbiamo consolidarci in Italia e continuare la scalata in Europa».

MOVIMENTO – «Molte più ragazze stanno iniziando a giocare, sarà un anno cruciale con l’approdo al professionismo. È motivo di orgoglio perché le calciatrici italiane saranno le prime ad essere sportive professioniste nel nostro paese. È chiaro che questo comporta un aumento notevole dei costi per le società e non è ancora così definito il quadro dei ricavi che andranno a sostenerli. Quindi sarà un punto di vista storico dal punto di vista delle tutele per lo sport femminile italiano ma bisognerà stare molto attenti perché caliamo qualcosa di oneroso su spalle ancora molto fragili. Bisogna trovare insieme a tutte le nuove componenti un nuovo equilibrio affinché il professionismo sia sostenibile fin da subito. La vittoria di una o dell’altra parte rischierebbe di essere la sconfitta di tutti. Il calcio è uno solo, cambiano le persone che lo giocano. Servirà fare delle politiche di promozione, rendere il campionato più appetibile. Io sono molto ottimista perché sono stati superati dei pregiudizi e si è andato oltre delle barriere. Io penso che più bambine giocheranno a calcio più il calcio potrà essere come quello praticato dai ragazzi».