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Come sono andati i cavalli di ritorno in Nazionale? La storia ci insegna una cosa

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Il ritorno di Mancini in Nazionale viene visto con molte incertezze anche perché parliamo di un cavallo di ritorno. Ecco come sono andati in passato

Affidare nuovamente la guida tecnica della Nazionale italiana a un allenatore già vincente in passato, come successo in queste ore con Mancini, rappresenta una scelta di grande suggestione emotiva, ma ricca di insidie tattiche e gestionali. La storia della Nazionale dimostra chiaramente che riassumere il comando tra ricordi di trionfi passati e pressanti aspettative costituisce un’impresa complessa. I precedenti storici sono pochi, ma vedono protagonisti personaggi iconici del nostro calcio.

Marcello Lippi: la parabola da Berlino al Sudafrica

Il caso più emblematico dell’era moderna riguarda Marcello Lippi. Dopo aver trascinato la Nazionale al quarto titolo mondiale a Berlino nel 2006, il tecnico toscano scelse di dimettersi al culmine della gloria. Tuttavia, nel 2008 la federazione lo richiamò per guidare la squadra verso i Mondiali in Sudafrica 2010. La seconda parentesi si trasformò in una forte delusione: l’eccessiva fiducia riposta nel blocco dei campioni uscenti portò gli Azzurri all’eliminazione al primo turno, chiudendo il girone all’ultimo posto senza alcuna vittoria.

Vittorio Pozzo: l’eccezione vincente

Di segno opposto è la leggendaria esperienza di Vittorio Pozzo, l’unico commissario tecnico nella storia capace di vincere due Mondiali consecutivi. Dopo fugaci esperienze negli anni ’10 e ’20, Pozzo tornò in via definitiva alla guida della Nazionale nel 1929. Durante la sua lunga gestione ventennale, l’Italia conquistò i titoli mondiali del 1934 e 1938, oltre all’oro olimpico nel 1936, fondando la vera identità del movimento calcistico italiano.

Le gestioni condivise: Valcareggi e Ferrari

Nel dopoguerra, il ruolo di CT della Nazionale di calcio fu spesso affiancato da commissioni tecniche federali. Ferruccio Valcareggi, coinvolto inizialmente nel 1959 e poi richiamato nel 1966, divenne successivamente unico responsabile conducendo la squadra alla vittoria dell’Europeo 1968 e alla finale di Messico ’70. Diverso fu il destino di Giovanni Ferrari, richiamato nel 1962 per la sfortunata spedizione in Cile, terminata precocemente tra accese polemiche.

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L’insegnamento della storia

I corsi e ricorsi sulla panchina della Nazionale azzurra evidenziano quanto sia difficile ripetere un successo già ottenuto. Se il modello di Vittorio Pozzo rimane un’eccezione irripetibile, il secondo mandato di Lippi ricorda che per rinnovare i trionfi serve il coraggio di rinnovare uomini e idee, superando la tentazione di affidarsi unicamente alla gratitudine per le vittorie del passato.

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