Il Covid ha cambiato il calcio, non l’ha fermato. Come ripartire nel 2021?

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© foto Allianz Stadium

Protocolli, tamponi, positività e qualche polemica. L’ultimo anno ha messo a dura prova il calcio italiano, che però ha risposto compatto

Il calcio è cambiato ma non si è fermato, questa è una delle poche buone notizie sportive di un 2020 da dimenticare. Il Covid è entrato a gamba testa anche sulla serie A come sulle vite di tutti, silenzioso e subdolo, stravolgendo routine e abitudini che ormai davamo giustamente per scontate. Il primo lockdown ha colto tutti alla sprovvista, compreso un sistema calcio impreparato a gestire una situazione imponderabile, ma lentamente le istituzioni hanno iniziato a lavorare per un futuro che non poteva permettersi altri stop. La Federazione italiana, sulle base delle indicazioni del governo e del CTS si è presa la responsabilità di produrre un protocollo con la doppia funzione di gestire il calcio professionistico e parallelamente contenere l’emergenza epidemiologia. Un obiettivo ambizioso e perseguibile solo con il rispetto di regolamentazioni e obblighi che hanno stravolto la forma ma non la sostanza del pallone italiano.

Le società hanno compreso che era l’unico modo per dare al campionato di A un futuro ai tempi del Covid, e hanno stretto i denti, tra bolle, test e assenze pesanti per positività a sorpresa. E con grandi sacrifici, vedi il Genoa con più di 20 positivi o Juve e Milan con Ronaldo e Ronaldo out. Il campionato è partito tra mille dubbi, è stato messo alla prova dai focolai di Genoa e Lazio, e dopo un avvio complicato ha trovato il suo equilibrio. Un piccolo ma netto squarcio nel protocollo l’ha prodotto il ricorso del Napoli, accolto dal Collegio di Garanzia dello Sport che ha ribaltato i due precedenti gradi di giudizio. Juve Napoli si rigiocherà (probabilmente a febbraio, in un calendario fittissimo), creando un precedente giudiziario pericoloso da qui a fine stagione. Qualsiasi squadra con uno o più positivi potrebbe seguire l’esempio del Napoli, portando inevitabilmente al collasso l’intero sistema, che non riuscirebbe a recuperare tutte le partite per portare a termine il campionato. Ecco perché, una volta accettato all’unanimità, il protocollo non deve diventare uno strumento da combattere o aggirare ma va rispettato per il bene comune, perché al momento è l’unico modo per sperare in un 2021 migliore.

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