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Deschamps racconta la Juve: «Ambiente vincente, se pareggi è uno tsunami»

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Didier Deschamps ha raccontato la sua esperienza bianconera in vista della partita che si disputerà all’ALlianz Stadium stra Francia e Belgio

Didier Deschamps tornerà a Torino giovedì 7 ottobre per la partita di Nations League tra Francia e Belgio. Le parole del ct della Francia sul suo periodo bianconero da giocatore e da allenatore ai canali ufficiali della Nazionale.

JUVENTUS – «La Juve è la Juve, uno dei più grandi club a livello europeo e mondiale. Ci sono una mentalità diversa, un approccio agli allenamenti diverso e una preparazione lunga, molto specifica e dura. C’era l’orgoglio di indossare quella maglia. L’inizio è stato complicato perché ho subìto un infortunio al tendine d’Achille e mi sono dovuto operare. Ho vissuto 5 anni da calciatore meravigliosi, con questa cultura del vincere che è presente tutti i giorni, e nonostante questo c’è un ambiente familiare, creato dall’allenatore, Marcello Lippi, e dalla dirigenza, Moggi, Bettega e Giraudo. Un grande club dal punto di vista dell’organizzazione, dal magazziniere al presidente, tutti orgogliosi di essere a servizio del club e questo dà ai giocatori nessuna scusa quando la partita arriva. Tutti sono nel porto giusto per permettere ai calciatori di dare il massimo».

FILOSOFIA JUVE – «Quando la Juve pareggia è una catastrofe, se perde uno tsunami. C’è un grande professionalità, ciascuno ha un ruolo ben definito. Per questo tutti sono riconoscenti di avere un posto in questo club».

SERIE B – «Il club era in difficoltà, dopo essere stato retrocesso in Serie B. Siamo partiti con dei punti di penalizzazione e siamo arrivati ad essere campioni della Serie B. Molti calciatori di livello internazionale sono rimasti, perché legati al club. Ogni volta che ci spostavamo, c’erano migliaia di persone ad attenderci, era il folklore. Non entrerò nei dettagli, ma dopo aver vinto il campionato non c’erano più le condizioni per proseguire l’anno dopo. Spero che non succeda più, che la Juve si ritrovi a giocare lì. Per me è stato un modo di restituire qualcosa ad una squadra che mi ha dato tanto».