Hanno Detto
Elimoghale alza l’asticella «Il mio obiettivo personale è di vincere il Pallone d’Oro. Vi racconto la mia storia»

Destiny Elimoghale, attaccante classe 2009 in forza alla Juventus Next Gen, si racconta: dagli inizi al Rebaudengo agli obiettivi personali, passando per le difficoltà affrontate e i suoi idoli. Ecco le sue dichiarazioni
Destiny Elimoghale, direttamente dal ritiro della Nazionale italiana, ha svelato ai microfoni di VivoAzzurro TV diversi retroscena riguardanti la sua carriera. L’attaccante classe 2009 ha parlato del suo percorso affrontando svariati temi fra cui com’è nata l’occasione di giocare a calcio, le difficoltà sostenute e gli obiettivi personali da fissare. Ecco dunque il contenuto dell’intervista.
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GLI INIZI DELLA CARRIERA – «Da piccolo giocavo in una squadra chiamata Rebaudengo, di Torino, vicino a casa mia. Ci giocavano i miei amici, quindi io ho chiesto ai miei, avevo il piacere di giocare con i miei amici a calcio. Mio padre mi regalava i palloni, sai quelli di gomma piccolini. Io da piccolo mi ricordo che prendevo palla dalla mia porta e iniziavo a dribblare tutti e andavo in porta».
IL RAPPORTO COI GENITORI E LA SORELLA MINORE – «Con i miei genitori, soprattutto con mio padre, ho avuto un rapporto molto più stretto, più padre-figlio. Solamente perché lui, da quando son piccolo, mi ha sempre accompagnato da tutte le parti, è sempre stato con me, ha sempre cercato di aiutarmi in qualsiasi modo, di farmi contento anche con le piccole cose. Adesso io sto cercando di far andare bene le cose, così poi quando son grande posso mettere a posto tutta la mia famiglia. Io ho una sorellina, diciamo che la sto viziando un pochino, non nel senso brutto, però sto cercando di farla entrare nel mio mondo, farla venire alle mie partite, portandola un po’ di volte allo stadio. Cerco di essere un fratello piacevole più che uno che sta sempre nel suo, che non parla con nessuno».
FUORI DAL CAMPO – «Destiny fuori dal campo è un ragazzo simpatico che sa come comportarsi in giro davanti ad altre persone. Diciamo che col calcio adesso sta diventando bellissimo, quando esco la gente mi dice “Ma tu sei Destiny?” Quindi mi fa felice questa cosa qua, però cerco sempre di tenere la testa dritta sulla stessa linea che sto tenendo da quando son piccolo».
ACCOSTAMENTI E IDOLI – «Se mi dici piccolo Leao ti rispondo subito che io non sono Leao, mi chiamo Destiny Elimoghale e voglio rappresentare Destiny Elimoghale. Il mio idolo è sempre stato Neymar Jr, però del Santos, quando era giovanissimo. Ho sempre guardato i suoi video e li guardo ancora adesso perché le cose che fa lui sono fuori dal normale».
IL PERCORSO CON LA NAZIONALE – «Io punto ad esordire in Nazionale A, sto cercando di migliorare certi aspetti del mio modo di giocare, perché fino a poco tempo ero troppo leggero. Giocavo ancora da bambino, visto che due anni fa sono salito con i 2008, un anno più grandi, lì ho visto che cambiava tutto. Adesso sto iniziando a capire che il calcio dei grandi è molto più duro, più difficile. Sto cercando di adeguami al loro stile di gioco».
LA MAGLIA AZZURRA – «Per me vestire questa maglia addosso è un onore, perché rappresenti tutta l’Italia. Per questa maglia devi dar tutto, ogni partita e ogni allenamento, fuori dal campo devi mostrare rispetto. Le prime esperienze con la Nazionale son state belle ma anche difficili perché giocando con le squadre estere è stato diverso che giocare con le italiane. E’ stata una bella esperienza e spero continui così».
GLI INFORTUNI ALLA SPALLA – «Ho avuto due lussazioni alla spalla in un torneo in Francia con la Juve, mi sono lussato la spalla e non avevo sentito nulla, mi era uscita la spalla così sono tornato a Torino e non volevo più continuare. Poi la Juve mi ha parlato, sono venuti i direttori, mi hanno parlato genitori, amici e mi han detto “Destiny continua così, non mollare mai” e poi dopo due anni neanche mi son lussato di nuovo, mi sono operato. E lì ho detto “Destiny adesso quest’anno qua è tuo, impegnati, impegnati e lavora sempre sulla spalla, non mollare mai”. Quindi questi sono stati i due momenti in cui io non stavo bene con la testa, diciamo che gli infortuni gravi tempo fa non li reggevo, adesso cerco di stare tranquillo».
GLI OBIETTIVI PERSONALI – «Il mio obiettivo personale è di vincere il pallone d’oro. Poi di mettere a posto tutta la mia famiglia: i miei genitori, mia sorella e di far felici tutti quanti perché mi han sostenuto fin da quando son piccolo e mi hanno sempre aiutato, in qualsiasi momento e in qualsiasi modo. E farò di tutto per renderli contenti e orgogliosi di me».