
Si erano fatti una promessa: Elkann conferma la propria fiducia incondizionata a Spalletti e allontana il ribaltone
Per comprendere appieno la reale portata di ciò che sta avvenendo in casa Juventus, basterebbe soffermarsi su ciò che non è accaduto nelle ore immediatamente successive al pesantissimo tracollo dell’Allianz Stadium contro la Lazio: nessun blitz improvviso, nessun vertice straordinario d’emergenza né processi sommari allestiti per mettere in discussione la panchina. La linea strategica della proprietà non è mutata di una virgola, ribadendo un sostegno incondizionato al progetto tecnico guidato da Luciano Spalletti. Da Detroit, dove si trovava per impegni extra-calcistici, l’ad di Exor John Elkann ha riaffermato con forza questa visione, custodendo idealmente quella promessa di rinascita reciproca sancita. Le prime cadute stagionali non hanno generato ribaltoni, bensì hanno messo a nudo lacune strutturali temute già ai nastri di partenza: oltre alla disperata ricerca di un play di spessore internazionale a centrocampo, a mancare è soprattutto una pattuglia di leader caratteriali con la “L” maiuscola. È la ricostruzione di Tuttosport.
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A certificare l’allarmante vuoto di personalità all’interno dello spogliatoio è una circostanza indicativa: a meno di due mesi dal suo sbarco a Torino, è dovuto toccare al portiere Guglielmo Vicario ergersi a riferimento comunicativo, trovando la maturità per guidare la squadra sotto la curva a prendersi i fischi dei sostenitori feriti. Negli sguardi e nelle posture dei calciatori — da Reggio Emilia a Cagliari, da Vigo all’Allianz — non lampeggia la rabbia agonistica, ma una pericolosa sconsolazione. Un male oscuro che Spalletti deve curare in fretta. La via maestra impone un passo indietro: azzerare gli eccessi teorici, riabbracciare l’essenzialità tattica, assegnare compiti semplici e riscoprire un’identità più spartana.
Il gruppo, seppur intontito e smarrito, resta fedele al proprio allenatore. Nei faccia a faccia individuali alla Continassa i giocatori hanno chiesto direttive precise per ritrovare equilibrio e compattezza. Ma a blindare la panchina è soprattutto una precisa presa di posizione societaria, quasi politica: la saturazione nei confronti della famigerata cultura del ribaltone, rifiutando di ingrossare il cimitero dei progetti abortiti a metà cammino. La continuità diventa un valore irrinunciabile da proteggere con coerenza e coraggio, a cominciare dalla notte di coppa contro il Rennes.