
Fagioli ritorna sul caso scommesse ringraziando sia la Juve e Allegri per il sostegno avuto in quel periodo non facile
La strada verso la maturità passa spesso attraverso curve insidiose, ma per Nicolò Fagioli il percorso di crescita è ormai una realtà tangibile. Oggi il talento gigliato vive una tappa fondamentale della propria carriera: il centrocampista della Fiorentina (ex Juventus, tornato in Nazionale) ha dichiarato in un’intervista a SportWeek, il settimanale in edicola sabato con La Gazzetta dello Sport: «Sono un ragazzo cresciuto, in campo e fuori, dove sono passato attraverso qualche errore. Ora è il momento di essere uomo anche perché sto bene a Firenze, una piazza che ti dà tanto e a cui devi restituire altrettanto».
Nel ripercorrere i momenti bui legati al periodo della squalifica, emerge la profonda gratitudine del giocatore verso chi gli è stato vicino nel momento del bisogno: «Cosa mi torna in mente ripensando al periodo delle scommesse? Già 6 mesi prima io sapevo che sarei stato squalificato, ma nonostante ciò ho continuato a giocare. Sono grato alla Juventus e ad Allegri, che erano a conoscenza della situazione e mi sono stati vicini. Prima di ogni partita il mister mi chiedeva: te la senti? E io tutte le volte rispondevo: sì, voglio giocare. Ovviamente sono stati momenti complicati, in cui però sono riuscito a trovare qualcosa di positivo. Ho scoperto persone che non pensavo fossero così presenti nella mia vita e che invece mi hanno aiutato tanto».
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La consapevolezza attuale nasce anche da una dolorosa introspezione sul passato. Riflettendo sulla propria fragilità, Fagioli ha spiegato: «Ero incosciente e non avevo paura di niente, nemmeno di essere squalificato, nella mia ignoranza non pensavo a niente. Col percorso fatto dallo psicologo ho scoperto di essere tanto sensibile, anche tanto buono e alcune volte essere buoni non porta sempre sulla strada giusta. Soprattutto nel mondo del calcio, dove c’è in giro tanta gente sempre pronta ad approfittarsi di te». Una presa di coscienza priva di rancore verso se stesso: «Non c’è mai stato niente che non ho sopportato di me stesso. Negli anni delle scommesse mi andava bene tutto di me, anzi neanche ero cosciente di sbagliare, però non è che odiassi me stesso. E anche adesso che ho compreso i miei errori, non mi odio per ciò che ho fatto».
Tra le letture che hanno segnato il riscatto di Fagioli, spicca la storia di un grande icona del tennis: «Mi ha aiutato leggere la biografia di Djokovic, che considero un campione leggendario non sono nel tennis, ma nello sport in generale. C’era questa parola, inat, che riassume la voglia di combattere e non mollare mai che caratterizza il popolo serbo. Mi ha colpito e sì, mi ha ispirato. Ho fatto pace con me stesso. Ho sbagliato, ma tutti sbagliano. Il mio errore ha avuto più eco perché vivo in un mondo in cui tutto è amplificato, ma non ho fatto male a nessuno se non a me stesso».
A dare la scossa definitiva sulla gestione della quotidianità e della determinazione in campo è stato l’impatto con la guida tecnica: «Quando l’anno scorso è arrivato Vanoli mi ha subito parlato in faccia: “Tutti dicono che sei un fuoriclasse, un fenomeno, ma poi, stringi stringi, cosa hai fatto di così importante per essere descritto in questo modo?”. Quelle parole mi hanno smosso qualcosa dentro. Il primo mese non ho giocato tanto. Mi sono messo sotto, ho lavorato e mi sono conquistato il posto. L’obiettivo è quello di non perderlo più». Oggi Nicolò Fagioli guarda avanti con fame e decisione.