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Juventus, l’incubo del 5-2 ritorna: da Tudor a Spalletti, la storia in casa bianconera si ripete. L’analisi

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Juventus, il pesante passivo di Istanbul rievoca i fantasmi del Mondiale per Club con una fragilità mentale che accomuna le due gestioni tecniche

C’è un filo rosso sangue che collega l’estate americana del Mondiale per Club all’inferno turco di Istanbul. Un risultato, 5-2, che suona come una condanna ricorrente per la Juventus, incapace di reggere l’urto quando l’asticella si alza e la pressione divora le certezze. Se il 5-2 incassato dal City di Tudor aveva esposto i limiti contro la squadra più forte del mondo (o quasi, visto che poi non era riuscita ad arrivare in fondo), quello subito da Spalletti contro il Galatasaray racconta una storia diversa, forse più amara: quella di un suicidio tattico e mentale in una gara che era stata in pugno.

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L’ILLUSIONE E IL CROLLO

A differenza della sfida col City, dove la Juve era apparsa spesso in balia della qualità superiore, a Istanbul i bianconeri avevano illuso. Un primo tempo aggressivo, un Koopmeiners formato leader e un vantaggio (1-2) che sembrava solido. Ma la costante tra le due gestioni è la fragilità strutturale nei momenti chiave. Se con Tudor la difesa era collassata sotto i colpi dei fuoriclasse, con Spalletti si è sgretolata per errori individuali grotteschi e una gestione nervosa dilettantesca.

I COLPEVOLI: CABAL E L’INADEGUATEZZA

C’è un parallelismo inquietante con i limiti visti al Mondiale, un pensiero che unisce due situazioni molto diverse anche per la caratura degli avversari: abbiamo giocatori inadatti a questo livello. A Istanbul Cabal è il simbolo del disastro: entra, soffre Yilmaz, prende un giallo, poi un altro in una zona di campo inutile, dove non ha senso intervenire in quella maniera. Un piano partita rovinato in venti minuti. Ma non è il solo. Se contro il City la difesa aveva ballato, qui ha regalato. L’errore di Kelly al 74′ (palla persa in area su pressione di Osimhen per il gol di Lang) o i cambi di gioco sbagliati di Gatti e Locatelli testimoniano una squadra che, sotto stress, smette di ragionare.

BLACKOUT MENTALE

La differenza sostanziale sta nella reazione. Contro il City la Juve provò a giocare, qui nel finale è sparita. Non ha più un’idea alla quale appoggiarsi sul 4-2, che sarebbe stato comunque un risultato ancora accettabile visto l’accaduto. La squadra di Spalletti ha provato a giocare di prima senza averne la qualità tecnica e, cosa ancor più grave, non è stata capace nemmeno di fare falli per spezzare il ritmo. Dal 58-42% di possesso palla della prima mezzora, si è passati a spazzare via palloni senza costrutto, salvo non farlo quand’è il caso come in occasione del gol regalato da Thuram e Kelly in area di rigore. Cambiano gli allenatori, da Tudor a Spalletti, ma il verdetto internazionale resta lo stesso: quando il ritmo si alza, questa Juve si scioglie.

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