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Juventus, l’eredità offensiva ai raggi X: da Allegri alla rivoluzione corale di Spalletti. Come è cambiato l’attacco e la metamorfosi dei gol segnati

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Juventus, come è cambiato l’attacco e il modo di segnare i gol nel passaggio dalla squadra di Allegri a quella di Spalletti

Il passaggio di consegne sulla panchina della Juventus ha portato a una fisiologica quanto netta evoluzione offensiva. L’ultima Juve di Massimiliano Allegri, pragmatica e cinica, ha chiuso la stagione 2023-24 con 68 reti in 43 partite (media 1,58 a gara). La nuova era targata Luciano Spalletti, a parità quasi di match disputati (45), ha già alzato l’asticella a quota 77 gol (media 1,71), tenendo conto anche della gestione precedente. Ma oltre ai numeri assoluti, è la metamorfosi delle tipologie realizzative a raccontare le profonde differenze e le solide continuità tra i due cicli.

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La prima grande analogia risiede nello strapotere fisico e nel gioco aereo. La Juventus di Spalletti non ha disperso l’eredità allegriana dello sfruttamento delle palle inattive e dei colpi di testa, che hanno fruttato ben 11 reti stagionali. I difensori centrali come Bremer, Gatti e Kelly, uniti al tempismo di un McKennie rigenerato (sorprendente con 9 reti e 7 assist totali), continuano a dominare le aree di rigore, confermando che il DNA roccioso della squadra è rimasto intatto.

Le differenze sostanziali, tuttavia, emergono nello sviluppo della manovra. Se l’attacco di Allegri viveva spesso di strappi isolati e si appoggiava fortemente sul centravanti di peso, la Juve di Spalletti si distingue per una spiccata coralità. Lo testimoniano i 25 gol nati da trame palla a terra (13 su combinazioni in area e 12 da tap-in). Le fitte triangolazioni, gli scambi nello stretto e i cross a rimorchio portano costantemente i giocatori a colpire a porta quasi sguarnita.

Un altro netto strappo col passato è l’esplosione dei gol da fuori area (8). Il sistema di Spalletti concede maggiore libertà balistica ai trequartisti: talenti come Yildiz (autentico mattatore con 11 gol e 8 assist), Conceição e Koopmeiners hanno il mandato di caricare il tiro dalla distanza, un’opzione tattica prima meno esplorata.

Cambia, infine, la distribuzione delle reti. L’attacco non è più unicamente “Vlahovic-centrico”. Gli attacchi alla profondità (7 gol) esaltano la mobilità di Jonathan David (8 gol) e gli strappi di Boga e Thuram. In sintesi, Spalletti ha saputo preservare la solidità e la fisicità lasciata in dote da Allegri, innestandovi il suo tipico gioco fluido e di possesso offensivo, trasformando la Juventus in una macchina da gol corale e imprevedibile.

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