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Juventus, Champions disperata: lo scenario per qualificarsi. E Spalletti rischia di fare peggio di Motta e Tudor

Juventus, Champions disperata: lo scenario per qualificarsi. E Spalletti, senza una combinazione fortunata, rischia di fare peggio di Motta e Tudor
Il disastro sportivo e finanziario è letteralmente dietro l’angolo. Se le dirette concorrenti non andranno improvvisamente in tilt, l’appuntamento della Juventus con la Champions League e con l’atteso rilancio societario verrà drammaticamente rimandato alla prossima stagione. Ripartire dal basso, privi dei fondamentali milioni garantiti dalla massima competizione europea, significherebbe dover riscrivere per l’ennesima volta la dirigenza e reinventare una rosa in affanno. Ne scrive La Gazzetta dello Sport.
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È una realtà durissima da accettare per un club che, dopo il glorioso dominio dei nove scudetti consecutivi, dal 2020 ha sollevato solamente una Coppa Italia e una Supercoppa. Quel vantaggio competitivo enorme è stato dilapidato tra l’operazione Cristiano Ronaldo, le pericolose illusioni della Superlega e sessioni di mercato disastrose. L’obiettivo europeo era davvero a un passo, ma i bianconeri hanno sprecato occasioni imperdonabili perdendo punti sanguinosi contro il Verona retrocesso, una Fiorentina demotivata, oltre a Sassuolo, Lecce e Cagliari.
Questa sera c’è l’attesissimo derby contro il Torino e ogni previsione logica salta. Se avesse battuto i viola, la squadra avrebbe affrontato la stracittadina con la serenità dei 71 punti. Invece, la Juventus dovrà scendere in campo per smentire le feroci critiche, lottando contro quella foga che in questa stagione l’ha sempre tradita, complice la mancanza di un regista di vera personalità. Sotto gli occhi vigili della dirigenza, molti si giocheranno la permanenza a Torino.
Vincere stasera non basterà, perché il destino bianconero è nelle mani altrui. Servirà affiancare Roma e Milan, sperando disperatamente che il Como non le sia appaiata e non rientri in nessuna classifica avulsa, scenario che condannerebbe la Juventus per gli scontri diretti a sfavore. Senza un miracolo si materializzerà un misero sesto posto, peggio delle gestioni Motta e Tudor. Cambiare di nuovo guida tecnica, però, sarebbe pura follia: Luciano Spalletti resta l’unico in grado di conferire una reale identità, a meno che non prenda clamorosamente quota la suggestione del ritorno di Conte. In novanta minuti ci si gioca il futuro.