LAVAGNA TATTICA – Che giocatore è oggi Luis Suarez

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La Juve pare sempre più vicina a Luis Suarez. Il sudamericano proviene da un’annata complicata

In queste ore si è fatta molto calda la pista Luis Suarez, un attaccante con caratteristiche molto diverse rispetto ad Edin Dzeko (di cui avevamo scritto qui). Prima di scrivere sull’uruguaiano, va specificato che ci si riferisce ovviamente al presente: la carriera dell’ex Ajax è fuori discussione, insieme a Lewandowski è stato probabilmente il nove più forte di questo decennio.

Tuttavia, viene qualche dubbio sulla sua funzionalità, soprattutto dopo stagioni in cui sembra essere calato molto a livello fisico e di intensità. Suarez era un giocatore che – oltre a essere un maestro nell’aggredire la profondità, con smarcamenti che lasciavano l’avversario sul posto – svariava molto sul fronte offensivo. Si defilava molto in orizzontale per creare superiorità numerica e provar a saltare l’uomo. Oggi invece è molto più statico al centro dell’attacco, occupa una porzione di campo molto più specifica e fissa. Un qualcosa che dimostra come si sia ridotta parecchio la sua mobilità, oggi è una punta più classica rispetto a quella che avevamo in mente qualche anno fa.

A sinistra, il Suarez di quest’anno. A destra, quella del 2015-2016. Oggi Suarez è più statico e fisso nella stessa zona di campo, prima svariava molto di più.

La sua minore intensità è facilmente misurabile da qualsiasi tipo di statistica. Oggi Suarez prova 0.6 contrasti ogni 90′, la metà circa della sua media in Liga delle passate stagioni (in Champions invece superava anche i 2 tackle a partita, un dato che la dice lunga sull’intensità che metteva nelle gare che contano). E’ evidente la minora fiducia che ha nel proprio fisico, con ciò che si ripercuote anche nella fase difensiva.

Abbiamo infatti più volte detto come il tallone principale della Juve di Sarri sia stata la profonda inefficacia del pressing offensivo, anche a causa di punte con scarsa indole difensiva. Suarez enfatizzerebbe ulteriormente questo problema, visto è uno degli ultimi attaccanti d’Europa per tentativi di pressione. Non a caso, quest’anno il Barcellona ha faticato molto a pressare in avanti, proprio perché aveva due punte (Suarez e Messi) che davano veramente poco nell’aggressione. Anche in queste situazioni è calato parecchio, visto che una volta era molto generoso e cattivo nel primo pressing. Oggi Suarez effettua appena 8.30 azioni di pressione a partita, contro le 14.60 di due stagioni fa. Addirittura, in questa stagione non ha mai fatto alcun intercetto.

Anche in fase offensiva è calato in diversi aspetti. Nel 2015-2016 provava circa 3.9 dribbling ogni 90′, mentre oggi non supera i 2.1, è raro che crei superiorità numerica. Inoltre, sono anche crollati i suoi dati in fase di rifinitura: nella macchina da gol che è stato il Barcellona, Suarez ha sempre effettuato parecchi assist e passaggi chiave. In questa stagione non ha fatto in assoluto poche assistenze (8), ma sono calati molto sia i passaggi chiave (1.18 per 90′, prima non scendeva mai sotto gli 1.60) e, soprattutto, gli Expected Assists. Oggi sono appena 0.14, mentre fino a due anni fa non ne faceva meno di 0.35 ogni 90′. Insomma, appare evidente come Suarez abbia ridotto sensibilmente tanti dei suoi punti di forza. Spesso pare quasi estraniarsi dal gioco, un qualcosa di inconcepibile se si pensa alla punta super intensa di qualche anno fa.

Il dato che si mantiene stabile è quello dei gol. Non solo continua ad avere medie realizzative alte (16 gol in 2000′), ma continua a rendersi molto pericoloso nei 90′. Nella stagione 2019-2020 si è mantenuto sugli 0.60 Expected Goals su azione, dato leggermente inferiore rispetto ai suoi standard ma comunque di grande livello. Se ben innescato, continua a essere un giocatore molto incisivo in zona gol.

Il Pistolero viene da un’annata molto più complicata di Dzeko (non solo per gli infortuni), in cui ha lasciato vedere preoccupanti segni di declino. In una Juve che patisce un’evidente mancanza di intensità, oggi l’uruguaiano rischia di misurarsi in un contesto che enfatizza le sue attuali lacune (e, oltretutto, renderebbe per Pirlo molto complicato applicare un efficace pressing offensivo).

Inoltre, facendo un paragone con Dzeko, va detto che il bosniaco darebbe più soluzioni e alternative al gioco offensivo della Juve. Il bosniaco è un elemento cruciale nella risalita, con i difensori che si affidano molto alla verticalizzazione su di lui per sfuggire alla pressione avversaria: l’ex City è eccezionale spalle alla porta, protegge bene palla e smista il gioco sugli esterni (a volte verticalizza direttamente sugli attaccanti che aggrediscono la profondità). Ha una grande visione di gioco e, inoltre, renderebbe la Juve più incisiva nel gioco aereo e nei cross dal fondo: Dzeko è il quarto giocatore del campionato per tiri di testa ogni 90′ (1.1).

Insomma, oggi il bosniaco sembra più completo rispetto a un Suarez che nelle ultime stagioni si è “specializzato”, visto che ha perso molti dei suoi punti di forza. Se la Juve oggi fosse una squadra corta, alta e intensa forse potrebbe sostenere un finalizzatore come il sudamericano. Oggi, il rischio è quello di replicare molti dei difetti che si sono visti nel corso della passata stagione.

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