LAVAGNA TATTICA – Come Douglas Costa potrebbe rilanciarsi nella Juve di Pirlo

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Pirlo vuole disegnare un 3-2-5 con gli esterni molto alti. Douglas Costa può essere importante nella nuova Juve

Pirlo e il 3-2-5

Ieri è stata pubblicata sul sito della FIGC la tesi di Coverciano di Andrea Pirlo. Si tratta di un lavoro che è più che altro un manifesto delle sue idee, che ben fotografa l’evoluzione del calcio contemporaneo. Un calcio in cui il ruolo si è trasformato da posizione statica in un compito/funzione all’interno dei principi della propria squadra, un calcio i cui moduli sono sempre più liquidi e fluidi (e cambiano anche a seconda della situazione o fase di gioco). Basti pensare che nelle prime pagine Pirlo spiega proprio come i diversi ruoli sono cambiati negli ultimi anni, dal portiere all’attaccante.

Molti dei principi enunciati si sono visti con chiarezza già nella prima amichevole con il Novara. Pirlo ha parlato chiaramente di 3-2-5 quando la Juve gestisce il possesso, scaglionamento che poi è anche quello dell’Italia di Mancini. Questo modulo, consente di occupare tutti e 5 i corridoi verticali con cui gli allenatori sono soliti dividere il campo. juve pirlo

Il 3-2-5 visto contro il Novara. Va specificato che si tratta di un modulo molto usato nel calcio europeo: Nagelsmann, Tuchel e Guardiola sono solo alcuni degli allenatori che lo utilizzano.

Pirlo ha sottolineato l’importanza degli esterni: ce ne devono sempre essere due molto alti pronti a dare ampiezza, in modo che la squadra possa fare cambi di gioco a memoria per servirli in situazioni dinamica. Anche questo si è ampiamente visto contro il Novara, amichevole in cui la Juve ha cercato tantissimo i cambi di campo (con McKennie sugli scudi per quanto riguarda il lancio lungo).

Douglas Costa e l’ampiezza a sinistra

La circolazione mira infatti ad effettuare, quando possibile, tanti cambi di gioco sul lato debole. Si palleggiava dentro per poi andare fuori, con la presenza di due esterni (Alex Sandro e Cuadrado) sempre altissimi.

Qui la Juve fa tanta densità centrale, con Cuadrado e Sandro alti e larghi per dare ampiezza.

Le incognite di questo scaglionamento riguardano oggi l’efficacia degli esterni offensivi, soprattutto per quanto riguarda Alex Sandro. In questi anni, Alex Sandro si è trasformato: non è più il treno di inizio carriera, è anzi un laterale molto più tattico e cerebrale. Continua ad attaccare bene gli spazi quando questi si creano, ma si è ridotta molto la capacità di creare superiorità numerica, saltare l’avversario ed andare al cross. Il paragone con i vari Davies, Guerreiro, Robertson, Reguilon e Chilwell è impietoso.

Nel caso si rigenerasse, Douglas Costa sarebbe una risorsa importantissima per la Juve. Verrebbe utilizzato nel modo in cui si esalta di più, che poi è lo stesso dei tempi del Bayern Monaco di Guardiola.

Dal 4-4-2 al 3-2-4-1

In questo caso, Douglas Costa farebbe l’esterno sinistro nel 4-4-2 in fase difensiva, trasformandosi poi in esterno a tutta fascia quando la Juve attacca. Alex Sandro scalerebbe quindi come terzo di difesa, ipotesi che sembra idonea con l’evoluzione del giocatore.

Guardiola aveva reso il brasiliano un’arma letale nella fase offensiva dei bavaresi, che sovraccaricavano a destra per isolare poi Costa sul lato debole: più o meno quello che ha in mente Pirlo. In quelle situazioni, il sudamericano si esaltava nel puntare l’avversario e poi andare al cross. Tant’è che in quella squadra era un enorme generatore di occasioni come dimostrano i 9 assist in 2000′ effettuati nel 2015-2016.

Insomma, considerando che la Juve oggi sembra avere un forte gap qualitativo sulle corsie esterne, recuperare il brasiliano potrebbe arricchire sensibilmente le risorse offensive della formazione bianconera.

 

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