LAVAGNA TATTICA – Come il 3-2-5 della Juve di Pirlo può valorizzare Cristiano Ronaldo

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La Juve di Pirlo gioca con il 3-2-5 in fase di possesso. Questo scaglionamento può aiutare Cristiano Ronaldo

I problemi dell’anno scorso

Cristiano Ronaldo fa la differenza sempre e comunque, con qualsiasi allenatore e filosofia di gioco. C’è però bisogno che si prendano misure ad hoc per assecondare le sue caratteristiche: è ciò che si è visto con chiarezza l’anno scorso, in cui Sarri si è sempre dovuto ingegnare per dare equilibrio sia nel 4-3-3 che nel 4-3-1-2. Il portoghese, infatti, lavora molto poco in fase difensiva e soprattutto gode di tanta libertà tattica. Parte largo a sinistra per poi finire un po’ dove vuole lui. In particolare, tende ad accentrarsi molto.

Di conseguenza, era necessaria una mezzala sinistra con grande generosità in fase di non possesso, brava a coprire ampie porzioni di campo. Questo è uno dei motivi per cui ha giocato tanto Matuidi, proprio perché il francese è un maestro negli scivolamenti laterali: sa coprire tanto campo in pochi secondi.

Un esempio nella slide sopra, in cui il Napoli effettua un cambio di gioco da sinistra verso destra, su Hysaj. Matuidi, nel cerchio di centrocampo, deve scivolare in ampiezza. Insomma, le sue doti quantitative erano determinanti, proprio per compensare i movimenti di Cristiano Ronaldo. Fin dalle sue prime conferenze, soprattutto quella post Hellas Verona, Sarri disse che bisognava fare accorgimenti ad hoc per difendere bene sul lato del portoghese.

Cosa cambia con Andrea Pirlo

Pirlo, tanto sul campo quanto nella conferenza di Coverciano, ha già espresso con chiarezza i suoi principi. Adotta un 4-4-2 in fase difensiva che poi diventa un 3-2-5 quando la Juve gestisce il possesso: un terzino (Frabotta contro la Sampdoria) si alza per dare ampiezza, mentre l’altro (Danilo) resta bloccato e agisce da terzo di difesa. Lo scopo è quello di occupare tutti e 5 i corridoi verticali, riempiendo nel modo corretto gli spazi: ci devono essere riferimenti sia in ampiezza che tra le linee. Proprio questa è la principale differenza rispetto a Sarri, allenatore che voleva attaccare solo con rapide combinazioni centrali di prima per questo sguarniva l’ampiezza. Al contrario, oggi la Juve ha sempre almeno un giocatore in fascia, proprio perché lo scopo è quello di effettuare cambi di campo sul lato debole.

Nella slide sopra, si vede con chiarezza il 3-2-5 della Juve, con Rabiot che allarga bene il gioco su Frabotta.

Questo scaglionamento, cambia di conseguenza anche i compiti di Ronaldo. Come abbiamo scritto prima, il portoghese tende ad andare un po’ dove vuole: a volte si stringe, ma in molte altre circostanze riceve largo a sinistra. Per questo giocava Matuidi, proprio perché a Sarri serviva un profilo che sapesse sempre adattarsi alla libertà tattica del portoghese. Il 3-2-5 può però risolvere queste piccole problematiche.

Un Ronaldo più centrale

D’altronde, lo abbiamo visto in queste primissime partite. Ronaldo ha giocato molto dentro al campo, si è defilato meno rispetto agli anni scorsi. Questo perché, avendo sempre un riferimento largo in ampiezza (Frabotta contro la Samp e Cuadrado a Roma), al portoghese viene meno naturale defilarsi, preferisce anzi rimanere più stretto per combinare con Kulusevski e Ramsey.

Un esempio nella slide sopra. Cuadrado e Frabotta occupano l’ampiezza, di conseguenza l’ex Madrid agisce tra le linee. Il portoghese raccoglie la verticalizzazione centrale di Bonucci e di prima combina con Kulusevski vicino a lui.

Naturalmente, ogni tanto capiterà che l’ex Manchester andrà a defilarsi, e in quelle situazioni il quinto dovrà essere bravo a ruotare con lui (è capitato ogni tanto a Frabotta  in Juve-Sampdoria). Ma non c’è dubbio che questo 3-2-5 consenta a Ronaldo di agire più dentro al campo ed occupare più correttamente gli spazi.

Sulla carta, lo scaglionamento scelto da Pirlo è il migliore per i giocatori a disposizione: tanto per quanto riguarda la difesa a 3, quanto per il centrocampo a 2. Vedremo se riuscirà a dare i suoi frutti.

LAVAGNA TATTICA: Perché Demiral può dare molto alla Juve di Pirlo

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