LAVAGNA TATTICA – Juve Torino: perché deve essere la partita di De Ligt

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© foto De Ligt

In Juve-Torino, De Ligt sarà importante. I granata lanciano molto sulle punte per risalire il campo

Una rivoluzione culturale

Dopo il brutto passo falso di Benvento, la Juve deve assolutamente riscattarsi contro il Torino di Giampaolo, un’altra squadra che sta dimostrando forti problemi psicologici. Basti pensare alle molte rimonte subiti nei secondi tempi, con i granata che letteralmente spariscono dalla partita nonostante prime frazioni di gara abbastanza convincenti.

Giampaolo si è trovato di fronte un lavoro non semplice: il tecnico abruzzese ha sempre prediletto un calcio tecnico e di possesso, basato su tanti passaggi corti e una manovra paziente nel tentativo di perforare la struttura difensiva avversaria. Si è però trovato un Torino che negli anni precedenti era l’esatto archetipo della formazione “giampaolista”: una squadra molto fisica e diretta, che rinunciava quasi sistematicamente a palleggiare con pazienza, cercando nel più breve tempo possibile di alzare la palla. Tant’è che i granata utilizzavano soprattutto il cross in zona di rifinitura.

Inoltre, Giampaolo è celebre per adottare una difesa a zona pura, mentre negli anni passati il Torino ha utilizzato un sistema di pressing fortemente caratterizzato sull’uomo. Non è quindi difficile comprendere come mai quella del tecnico abruzzese sia un’avventura tutt’altro che semplice, più simile a una rivoluzione culturale che non a una mera squadra da allenare.

Occhio al gioco lungo

In effetti, se uno vedesse giocare il Torino di oggi, difficilmente penserebbe che si tratta di una squadra di Giampaolo. Dopo avere iniziato con la difesa a 4, i granata sono passati a una linea a 5 in entrambe le fasi. Per quanto cerchi, quando ne ha l’opportunità, di consolidare il possesso risalendo palla a terra, è comunque una formazione molto più diretta rispetto agli standard di Giampaolo.

Sfruttando la presenza di Belotti e Zaza in avanti, alza molto la palla, già dalla difesa. Non avendo un vertice basso di grande livello tecnico davanti alla difesa (Rincon lì ha grossi limiti in fase di possesso), vediamo spesso la retroguardia effettuare lanci lunghi dal basso alla ricerca delle punte. E’ quindi una squadra che si appoggia molto ai propri attaccanti per risalire il campo, sfruttando la loro fisicità spalle alla porta.

Inoltre, soprattutto da sinistra con Ansaldi, vediamo una ricerca del cross che parte anche da zone non certo avanzate del campo. La poca qualità tecnica del centrocampo e le caratteristiche delle punte condizionano il gioco offensivo: come detto, il Toro alza tanto la palla.

La responsabilità di De Ligt

Nei mesi precedenti (Dzeko, Simy, Nzola, Kalinic e Lapadula sbaato scorso), la Juve ha sofferto molto la fisicità degli attaccanti rivali. Per gli avversari era relativamente agevole risalire e superare il (fiacco) pressing bianconero: bastava lanciare sulla propria punta, con (di solito) Bonucci sistematicamente anticipato. L’attaccante controllava e puliva palla, facendo poi da sponda per i compagni. Di conseguenza, si riusciva ad attaccare in campo aperto e a bucare in due i bianconeri.

Un esempio qui. Lapadula viene incontro, anticipa Danilo e serve i compagni alle spalle della mediana bianconera. Juve spaccata in due.

Proprio per questo, in Juve-Torino ci si aspetta molto da De Ligt. Con i granata che alzeranno la palla sulle punte, c’è bisogno che i difensori siano audaci nell’accorciare e nel prevalere fisicamente contro gli avversari.

Inoltre, come ripete spesso Pirlo, la Juve è lenta nello scivolare in fascia quando i rivali allargano in gioco. I bianconeri non riescono a coprire la palla, con l’avversario che va al cross troppo facilmente.

Ne è un esempio l’azione del palo di Lapadula a Benevento: la Juve è fiacca in zona palla, non pressa il portatore. Si verifica addirittura un’inferiorità numerica dentro l’area di rigore, con Rabiot e Arthur (in grossa difficoltà senza palla) che non riescono a rientrare e ad aiutare i difensori.

Nonostante tutti i suoi problemi, il Torino è una squadra che può creare insidie in queste situazioni. Senza palla, la Juve dovrà essere più intensa rispetto alle ultime settimane.

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