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Luca Marrone: «Conte faceva volare i tavolini nello spogliatoio, alla Juve manca uno come lui. Mia cessione? Un sollievo, vi spiego perché»

Luca Marrone: «Conte faceva volare i tavolini nello spogliatoio, alla Juve manca uno come lui. Mia cessione? Un sollievo, vi spiego perché»
Luca Marrone, una carriera iniziata alla Juve, spesa attraversando tutta Italia e che – almeno così si augura Luca – terminerà – professionalmente – sulle rive del lago di Lecco, in Serie C. Le sue parole in un’intervista a fanpage.
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PROGETTI FUTURI – «Sto valutando, anche se in questo momento mi sento ancora calciatore. Non ho mai avuto un piano B, l’unico piano B al momento sarebbe fare il papà a tempo pieno, perché per tanti anni ho girato un po’ come una trottola e non sempre sono stato presente come avrei voluto. Un domani vorrei restare nel mondo del calcio perché è quello in cui sono cresciuto e l’unico che conosco. Prima, però, voglio prendere il diploma: a scuola andavo bene, anche perché la Juve controllava le pagelle e se andavi male non ti faceva giocare, ma poi per gli impegni calcistici non sono riuscito a fare l’esame di maturità. Voglio colmare questa lacuna».
CONTE – «Tutti conosciamo la voglia di vincere di Conte, ma è anche un perfezionista. Ricordo un intervallo di una partita della Juve, in cui sono letteralmente volati tavolini nello spogiatoio. La cosa buffa, diciamo così, è che stavamo vincendo (ride, n.d.r.). Noi ci guardavamo straniti, ma questo fa parte del suo personaggio e della sua dedizione al lavoro».
ESORDIO CON LA JUVE – «Beh, debuttare in A è il sogno di tutti i ragazzini che cominciano a giocare a calcio, ma io sono nato a Torino, sono tifoso della Juve e ho fatto tutta la trafila del settore giovanile. Per me è stata un’emozione indescrivibile. Per me, ma anche per i miei genitori che avevano fatto tanti sacrifici: io nasco in una famiglia di operai, i miei genitori facevano il turno in fabbrica e poi mi accompagnavano agli allenamenti. Riuscire ad arrivare in Serie A è stata una soddisfazione personale, ma anche una gioia per tutta la famiglia».
AVERCELA FATTA – «Mah, sai, come dicevo prima io ho fatto tutto il settore giovanile nella Juve, la società contava molto su di me e già quando ho cominciato ad essere convocato con i “grandi”, ho respirato un’aria diversa. Poi, certamente l’esordio è quel qualcosa in più che ti fa emozionare, ma di per sé non cambia la storia».
SPOGLIATOIO JUVE – «Non posso dire che mi sia stato indifferente, l’emozione c’era ed è normale che ci fosse. Quando ti ritrovi davanti gente come Buffon, Bonucci, Chiellini, Pirlo e tutti gli altri, non può essere altrimenti. Comunque erano tutti disponibilissimi e molto umili. Ricordo che un pomeriggio avevamo organizzato un’uscita io, Pirlo e Matri: puoi capire, io ero giovanissimo e uscire con loro mi faceva camminare a tre metri da terra. Comunque, anche nel proseguo della carriera, ogni volta che incontravo una squadra in cui giocava Buffon, Gigi veniva lì a salutarmi e scambiare due chiacchiere. Mi ha fatto sempre estremamente piacere, ma non è stata una sorpresa, perché lui umanamente è davvero speciale».
POSTER IN CAMERETTA – «Di nessuno della Juve. Sembrerà strano, ma il mio idolo da ragazzino era De Rossi. Mi ispiravo a lui perché era il centrocampista completo che ambivo ad essere. Poi, però, quando ho cominciato ad allenarmi e giocare con Pirlo, ho visto un marziano. Le cose che faceva Andrea, non le ho più viste in tutta la mia carriera. Di un altro pianeta».
PIRLO – «Beh, giocava con entrambi i piedi indistintamente, con la stessa qualità straordinaria. Una volta gli faceva male il ginocchio destro e ha giocato tutta la partita solo con il piede sinistro. Nessuno si è accorto della differenza. Fantascienza».
BBC – «Beh, vedere la BBBC all’opera era qualcosa di straordinario. Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini hanno fatto la storia del calcio mondiale, non solo della Juve. E comunque in quella squadra c’era gente come Pirlo, Vidal, Marchisio e tutti gli altri. Un livello altissimo».
AMMONIZIONE LAMPO ALL’ESORDIO – «Sì, è vero, ero il più giovane e mi hanno battezzato subito (ride, n.d.r.). Era Juve-Chievo (prima di campionato della stagione 2009/2010 n.d.r.) e ho fatto fallo su Yepes, ancora me lo ricordo… Sono stati tutti gentili, mi hanno fatto i complimenti. Tutti tranne Mister Ferrara, che è venuto da me e mi fa: “Luca, ma tu quante partite hai già fatto in Serie A?”. E io: “E’ la prima mister, grazie per avermi fatto esordire”. Lui non lo sapeva, era convinto che avessi già debuttato (ride, n.d.r.)».
JUVENTUS ATTUALE – «Eh, la vedo in difficoltà, come tutti. Ovviamente spero che possa finire bene la stagione. Li seguo ogni domenica, anche perché qualche amico ce l’ho ancora. Mi dispiace, spero che possano risollevarsi. E’ fondamentale arrivare in Champions, poi sono sicuro che la dirigenza lavorerà per sistemare le cose in vista del prossimo anno».
COME LA JUVE E’ TORNATA A VINCERE CON CONTE – «Non sono nessuno per dare consigli, ma per quanto riguarda quell’impresa, tanto del merito va dato al Mister. Il fatto che conoscesse l’ambiente, che incarnasse il D.N.A. Juve, che riuscisse a trasmettere la filosofia della società, secondo me ha influito tantissimo. Ecco, forse oggi manca un po’ quello spirito, mancano gli esempi, uno zoccolo duro che trasmetta i valori bianconeri: tanti cambiamenti nella dirigenza e in squadra, con pochi italiani in rosa e in società, forse non aiuta… Ora, però, c’è Chiello, che è tanta roba. Ho grande fiducia in lui».
PRIMO CON LA JUVE ALL’ATALANTA – «Difficilmente posso dimenticare quella emozione. Me lo ricordo io e questo basta (ride, n.d.r.). Era l’ultima partita di Alex e io l’ho impreziosita con un mio gol. A parte gli scherzi, sono felice e onorato di averlo fatto in una gara così significativa per Alex e per tutti i tifosi bianconeri. Ancora oggi, a rivedere quelle immagini, mi viene il magone…».
CESSIONE AL CROTONE DOPO I PRESTITI – «Sinceramente è stato quasi un sollievo. Sarò sempre grato alla Juve, ma forse avrei dovuto staccare il cordone ombelicale prima, per trovare quella continuità che quei prestiti annuali non possono garantire».