Marchisio vota la continuità: «Conte è la Juve, ma do ancora fiducia a Spalletti. Sono salito sul carro Kolo Muani. Ecco cosa dico su mio figlio Davide»
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Marchisio vota la continuità: «Conte è la Juve, ma do ancora fiducia a Spalletti. Sono salito sul carro Kolo Muani. Ecco cosa dico su mio figlio Davide»

Marchisio in una lunga intervista ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’ si è soffermato sulla Juve e anche sui singoli

Passato dal campo al ruolo di consigliere e mental coach, l’ex centrocampista bianconero guarda al presente del club tra vicende societarie e campo. In merito all’ennesimo sostegno finanziario garantito dalla proprietà, Claudio Marchisio in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ribadisce la forza di questa Unione: «No, è la conferma dell’unicità del legame tra la Famiglia Agnelli-Elkann e la Juventus. Un segnale importante, l’ennesimo in più di cento anni di storia. Una proprietà così ce l’ha soltanto la Juventus».

Le attese sulla squadra guidata da Luciano Spalletti riguardano soprattutto la stabilità: «Continuità, in campo e fuori. Quella che è mancata negli ultimi anni a tutti i livelli, con cambi in panchina e in società. Adesso va data fiducia a Carnevali, Massara e Ottolini. A Spalletti è già stata rinnovata, è alla seconda stagione a Torino». Le nostalgie per il passato non condizionano il giudizio dell’ex calciatore: «La nostalgia per Antonio, a cui anche io sono molto legato, c’è sempre stata e sempre ci sarà. Era così ai tempi di Allegri e anche negli anni successivi. Conte è Conte per la Juve. Però serve continuità e quindi io do ancora fiducia a Spalletti. Gli infortuni, a partire da quello di Yildiz, sono stati pesanti. Ma la Juve non deve mai cercare scuse, mi aspetto che dalla ripresa a Natale possa lottare per le prime posizioni. E poi spero in un’Europa League da protagonista. La Juventus deve puntare a vincere ogni competizione e la Coppa non va snobbata. Non solleviamo un trofeo da trent’anni in Europa. Basta, no?».

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Esaminando la rosa attuale, Marchisio punta sui singoli e riserva parole speciali per l’evoluzione del gruppo: «L’undicesimo: il nuovo Douglas Luiz. La tecnica non era in discussione nemmeno due anni fa, ma adesso è un altro. E sono convinto che possa dare ancora di più, soprattutto in termini di gol». Analizzando poi l’attacco dell’Argentina e i nuovi innesti, l’attenzione va alla manovra offensiva: «Per forza che sono salito. Ma Kolo non è un bomber: dovrà essere bravo Spalletti a trovare gol per vie diverse con Conceiçao, Nico, McKennie».

Tra le fila giovanili spicca anche il percorso di suo figlio Davide, che sta facendo i primi passi tra i professionisti: «Sta vivendo il momento da ragazzo per bene. Sono orgoglioso di lui. E sono il suo primo tifoso, anzi il secondo o forse il terzo. Mia moglie, il fratello e i nonni sono i primi… Davide mi ha detto: “Papà, ma quanto pressa Gatti, è sempre addosso”». Marchisio riflette sui giovani talenti e sulle strategie di mercato per il centrocampo: «Avrei voluto Tonali, ormai impossibile. Magari può tornare di moda Frattesi: io ho un debole per i centrocampisti col vizio del gol».

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