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Morganti e Sollazzo (Amazon): «Vi raccontiamo com’è nato All or Nothing Juventus»

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Nicole Morganti e Dante Sollazzo di Amazon Studios hanno parlato della serie All or Nothing Juventus. Le loro parole

È stata presentata la serie tv Amazon All or Nothing Juventus (in uscita il 25 novembre), che scopre dall’interno il mondo bianconero. Durante la presentazione, è intervenuta Nicole Morganti, Head of Italian Originals, Amazon Studios.

ALL OR NOTHING – «Fare All or Nothing è una sfida enorme, perché è un format complicato: prima di tutto quanto devi girare per offrire allo spettatore un’esperienza immersiva. Abbiamo dimostrato come in Italia si possano fare dei prodotti di livello, ma anche a livello internazionale. All or Nothing è un format seguito, non solo dal punto di vista calcistico, perché abbiamo raccontato anche il football, il cricket. Tra le prime produzioni originali Amazon in Italia era importante che ci fosse qualcosa che raccontasse il calcio, ma in maniera inedita. La strategia di Prime Video è raccontare qualcosa di inedito, anche i talents in maniera mai vista. Abbiamo pensato ad un contenuto che raccontasse lo sport, la squadra, in modo unico: è un contenuto non solo per chi viene sul contenuto per la Champions, ma è uno show transgenerazionale, non solo per i tifosi della Juventus. Cerchiamo di fare contenuti che piacciono ai bambini e ai nonni: All or Nothing fa questo».

SCEGLIERE LA JUVENTUS –  «È tutt’altro che scontata, è un enorme sfida. Ne abbiamo parlato per la prima volta a marzo 2019: voleva dire provare a convincere una squadra come la Juve in maniera inedita. Chiedergli di lasciarsi andare, di mettersi in gioco, e guadagnarsi la loro fiducia giorno per giorno fino alla fine. Non potevamo fare qualcosa di già visto: volevamo la Juve perché non è una squadra che racconta solo la città, ma racconta un Paese. Riesce ad inserirsi dal Nord al Sud, è parte delle eccellenze italiane riconosciute in tutto il mondo. Per noi Juventus voleva dire anche lifestyle, aprendo oltre ai fans dello sport. È un brand che permetteva ad Amazon di essere locale, internazionale e transgenerazionale. Volevamo raccontare il pezzo della pancia, della famiglia anche della Juventus».

NUOVI PROGETTI AMAZON – «Lo sport è importantissimo. Noi vogliamo creare contenuti Premium, per raccontare le passioni degli italiani. Tra queste c’è lo sport, non solo il calcio, e avremo tanti altri contenuti per intrattenerli. Non posso ancora dire quali, ma sono sfide che abbiamo accettato».

Queste le parole di Dante Sollazzo, Head of Unscripted Originals, Amazon Studios.

DA DOVE PARTIRE PER AL OR NOTHING – «Siamo partiti dalle basi. Come hanno prodotto i loro All Nothing i colleghi del Regno Uniti. Abbiamo raccolto più di 7000 ore di materiale e per montare ogni singola puntata ci sono voluti 40 giorni. Il Covid, poi, ci ha imposto a vivere dentro delle vere e proprie bolle produttive. In un anno abbiamo fatto 6000 tamponi. Una volta messa in piedi questa macchina produttiva, la cosa che tutti i nostri colleghi ci han detto dall’estero era lavorare sulla fiducia da parte del team. La Juve ci ha aperto subito le porte, ma è una cosa che abbiamo raggiunto col tempo. Se all’inizio eravamo un po’ noi quelli che chiedevano di entrare in una riunione, col tempo erano gli stessi lavoratori Juve, dirigenti, ad invitarci, a suggerirci di fare delle cose. Questa è stata la vera chiave di volta».

OBIETTIVO E PICCOLE CRITICITA’ – «La scena tra i due fratelli Chiellini è la punta di un iceberg, perché il pubblico vorrà rivedere le varie scene. Siamo stati a casa di Buffon-D’Amico a fare l’albero di Natale con la famiglia allargata. Ci siamo chiesti all’inizio: come possiamo fare un edizione che non abbia precedenti? Abbiamo iniziato a pensare che invece di ritrarre la Juve da un unico punto di vista, potevamo scomporla all’interno di un grande puzzle. Vedrete il rapporto di un mister con lo spogliatoio, ma anche del rapporto tra i senatori e i giovani. Rispetto a tutti gli altri All or Nothing, abbiamo aperto delle finestre anche per i fans: abbiamo raccontato le signore della borghesia torinese, anche due ragazzine di appena 12 anni di origini musulmane che vivono il tifo come forma di emancipazione. Questo restituisce un quadro complesso ad un prodotto che non è un docu-reality ma un documento storico che potrà essere rivisto tra 10 anni con la stessa valenza. Non bisogna essere un tifoso della Juventus per amare All or Nothing».