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Pulici sulla situazione in casa Torino: «Cairo deve vendere. Vogliamo una nuova proprietà. E il coro dei tifosi della Juve conferma una cosa»

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Pulici ai microfoni di Tuttosport ha fatto il punto sul Torino confermando la necessità di un passo indietro di Cairo per rilanciare il club granata

Le immagini di Paolo Pulici con la fascia “Cairo vattene” al braccio, diventate subito virali, hanno riacceso i riflettori sul malcontento del popolo granata. Il mito vivente del Torino a Tuttosport ha voluto chiarire la genesi di quello scatto, ribadendo con la solita schiettezza la sua profonda sintonia con la tifoseria.

L’episodio al Toro Club
«Domenica ero alla festa del Toro Club “Valli Alto Canavese”. Un tifoso mi ha messo questa fascia al braccio», racconta Pulici. «Inizialmente non avevo letto, pensavo fosse una normale fascia da capitano. Quando mi hanno fatto notare il contenuto, mi sono messo a ridere. L’ho tenuta volentieri perché sono sempre felice di interpretare i sentimenti dei tifosi. Lo slogan è forte, non possiamo promuovere espropri, ma rappresenta esattamente il nostro stato d’animo: invochiamo un Toro migliore».

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La condanna della mediocrità
L’analisi dell’ex bomber sulla gestione societaria è amara. «Vorremmo un’altra proprietà, una squadra ambiziosa che rappresenti davvero la storia granata e il nostro “tremendismo”. Invece, oggi, il massimo a cui possiamo aspirare è non retrocedere o galleggiare intorno al 12° posto. Arriviamo da 21 anni di mediocrità. A ogni estate partono i migliori e si ricomincia daccapo: smontando continuamente la rosa, come si fa a crescere e a trasmettere attaccamento alla maglia? Da anni non possiamo più nemmeno sognare».

Lo sfottò e il futuro
A ferire ulteriormente l’orgoglio granata c’è lo scherno dei rivali cittadini. «I tifosi della Juve cantano “Urbano Cairo dai non vendere. È l’irrisione totale, ma è ovvio: sperano che resti perché capiscono che non è all’altezza della nostra storia. Visto che il presidente ripete di essere disponibile a cedere, speriamo venda a qualcuno capace di farci entusiasmare di nuovo».

Il sacro rispetto per Superga
Infine, un monito fondamentale in vista dell’anniversario della Tragedia. «La contestazione deve essere sempre civile. Sono totalmente d’accordo con l’appello della curva Maratona: nessuna tensione a Superga il 4 maggio. È un giorno sacro, dedicato alla memoria del Grande Torino e alle loro famiglie. Le proteste vanno lasciate in altri luoghi e in altri giorni».

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