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Il ricordo dello storico fisioterapista Remino: «Nel 1996 Vialli mantenne la promessa fatta due anni prima» – ESCLUSIVA VIDEO
Valerio Remino, storico fisioterapista della Juve, ricorda le emozioni della finale di Champions League del 1996: le sue dichiarazioni in esclusiva
Il 22 maggio 1996 la Juventus di Lippi alzava al cielo la sua seconda Champions League.
Valerio Remino, fisioterapista della Juventus dal 1980 al 1994, ai microfoni di Juventus News 24, ricorda le emozioni di quella serata e svela alcuni aneddoti riguardanti quello storico gruppo squadra.
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Quali ricordi ed emozioni, da tifoso (avendo lasciato la Juve nel 1994) ha di quella serata?
«Ho ricordi da tifoso, o ricordi da appassionato, e ho ricordi di vecchia amicizia, di vecchia data, con i sei calciatori che furono i miei giocatori degli ultimi anni del mio passato juventino. Quindi ricordo Peruzzi, Ravanelli, Vialli, Conte, Torricelli e ricordo Del Piero, un giovane Del Piero che arrivò alla Juventus all’età di 17 anni.
Non avendo ancora la patente, tutte le mattine, per un anno, lo andavo a prendere a casa sua e poi lo riportavo dai suoi genitori al termine degli allenamenti o dopo le partite. Quindi per me la sera del 1996 fu una serata a cui partecipai veramente col cuore, legato dall’amicizia di quelli che erano stati anche i miei giocatori, scelti gli anni precedenti dalla gestione di Boniperti e di Trapattoni.
Per me è un ricordo vivo ma soprattutto bello, perché quando vincemmo la Coppa dei Campioni nel 1985, nella tragica serata dell’Heysel, non potemmo mai festeggiare quella serata.
Fu una serata in cui commemorammo le vittime, cioè i nostri tifosi, che perirono in quella tragica notte. Quindi non fu mai una Coppa festeggiata.
La vittoria del 1996 fu importante perché potemmo finalmente gioire per la vittoria di quella Coppa».
Lei ha ricordato il legame forte con i protagonisti di quel trionfo. Ha altri aneddoti?
«Un aneddoto che mi ricordo fu quello di Vialli. Vialli, al termine del primo anno alla Juventus (estate 1993, ndr.), era in dubbio se rimanere alla Juventus o andare a giocare già in Inghilterra. Purtroppo una serie di problemi fisici e poi anche problemi tecnici con l’allenatore non gli avevano permesso di esprimersi al massimo livello nel primo anno. Quindi, all’inizio del secondo anno, prima di iniziare la preparazione, nessuno di noi sapeva se Vialli avrebbe continuato a giocare nella Juventus.
Avvenne un fatto clamoroso: erano i primi giorni di agosto, stavamo giocando a un’amichevole a Montecatini e non sapevamo se Vialli sarebbe arrivato oppure no. D’improvviso sentimmo il rumore di un elicottero che atterrò a centrocampo, spostando tutto quello che c’era: tutte le bandiere volarono via, così come i cartelloni pubblicitari. Da quell’elicottero scese Gianluca Vialli con le sue valigie, pronto per venire in ritiro.
Andò dove c’erano i tifosi della Juventus, prese una bandiera, se la mise sulle spalle, poi si presentò negli spogliatoi e disse all’allenatore: “Non credete a quello che scrive la stampa. Io voglio rimanere alla Juventus fin quando non avrò vinto la Coppa dei Campioni. Fino a quel momento io rimarrò alla Juventus”. E così fu.»
Oggi la Juve vive un momento storico complicato. Quanto tempo ci vorrà ai bianconeri per tornare ai vertici? Spalletti è l’uomo giusto?
«Spalletti è uno che abbiamo trovato per strada. Non è stata una prima scelta perchè le scelte di questa stagione erano ben altre. La Juve iniziato con l’allenatore che aveva preso la squadra l’anno prima a metà campionato, perché il progetto di Thiago Motta e di Giuntoli, che avrebbe dovuto cambiare le sorti della società più che della squadra, era fallito.
Poi è stato cambiato di nuovo l’allenatore ed è subentrato cambio anche un nuovo direttore (Comolli, ndr).
Io consiglio alla proprietà di uscire fuori da questa confusione e di portare avanti questo progetto, quando si fa una scelta tecnica e soprattutto una scelta dirigenziale. Non si può ogni cinque, sei, sette, dieci mesi o un anno cambiare completamente progetto.
Questo è stato un anno molto particolare. Sono rimasto molto deluso per l’esclusione dalla Coppa Italia, quando perdemmo contro l’Atalanta. Anche perché poteva essere un obiettivo che la Juventus avrebbe potuto centrare. Dicono che la Coppa Italia non conti nulla, ma alla fine conta sempre. Se metti una coppa in bacheca, viene sempre ricordata, anche a distanza di decenni.
Che Spalletti sia la persona giusta non lo so. Lui si è trovato questa squadra, non ha fatto scelte di giocatori. Il tempo dirà se è la persona giusta. Ora nell’ambiente c’è un po’ di confusione.
All’inizio c’è stata un po’ di esaltazione, con i giocatori e l’allenatore già convinti di essersi qualificati per la Champions. Poi sono arrivate delle partite che non hanno affrontato nel modo giusto, anche se è mancata un po’ di fortuna fortuna, perché una scelta arbitrale adesso può decidere molto.
Lasciamo stare il VAR, che può anche essere preciso ma la scelta di annullare il gol spetta poi sempre dall’arbitro, e questa cosa non si può più cambiare.
La Juventus è stata un po’ penalizzata dalla fortuna e dalla sfortuna, perché quando gli arbitri ti danno ragione è fortuna, quando non ti danno ragione è sfortuna.»
Si ringrazia Valerio Remino per la gentilezza mostrata nel concederci questa intervista