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Spalletti a Junior Reporter: «Le sconfitte diventano tali solo se non ti insegnano nulla. Da piccolo volevo fare il pilota» – VIDEO
Spalletti è stato protagonista di un’intervista con i piccoli tifosi della Juve. Ecco cosa ha detto il tecnico bianconero su diversi temi
Luciano Spalletti è stato protagonista di un incontro con i piccoli tifosi della Juventus, con il tecnico bianconero che ha risposto ad alcune domande.
SCONFITTE – «Le sconfitte diventano tali solo se non ti insegnano niente. Se ti insegnano qualcosa, se riesci ad avere una reazione, a fare dei ragionamenti e ricerchi una soluzione vuol dire che ti ha insegnato almeno una cosa».
SOGNO DA GRANDE – «Io ne avevo due o tre. Ho fatto diversi mestieri mentre giocavo a calcio. Però fare il pilota d’aereo mi sembrava una cosa bellissima».
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VITTORIA IN UNA PARTITA DIFFICILE COSA FACCIO – «Io quando vado a letto e vinco una partita prendo un blocco e disegno tutte le facce dei bambini che sorridono. Mi è successo di conquistare il successo in diverse partite. Non mi ricordo tutte queste vittorie, ma dei ragazzi sorridenti sì».
DECISIONE PIU’ DIFFICILE – «Ne ho prese diverse. Io penso sempre di avere a che fare con persone grandi, con uomini. Questo perché penso che a parlare alle persone mature, al cuore e all’intelligenza di queste ci faccia diventare probabilmente più bravi di quello che è il nostro livello».
FELICITA’ – «La felicità più importante non è quella che proviamo noi stessi, ma quella che riusciamo a dare alle persone che abbiamo vicino. Quando la squadra vince sono contento, ma soprattutto perché rendo felici i tifosi e i bambini che sostengono la Juventus. Rendere felice qualcuno è una delle cose più belle che possano capitare».
IL CALCIO LA DIVERTE? – «Assolutamente sì. Da piccolo ero convinto che fare subito i compiti mi avrebbe lasciato più tempo per giocare. Amavo così tanto il calcio che chiedevo sempre un pallone come regalo, anche se ne avevo già tanti. Ancora oggi mi diverte perché ho avuto la fortuna di vivere tutte le categorie del calcio, prima da giocatore e poi da allenatore, fino ad arrivare alla Nazionale».
LA COMUNICAZIONE CON GIOCATORI DI NAZIONALITA’ DIVERSE – «Bisogna imparare almeno qualche frase nella loro lingua. Non serve conoscere tutto il vocabolario, ma un complimento, una frase gentile o una parola particolare possono aiutarti ad arrivare al cuore delle persone e creare un rapporto più forte».
PERCORSO CALCISTICO QUANDO ERA PICCOLO – «Mi ha aiutato mio fratello Marcello. Era più grande di me e mi ha insegnato moltissime cose. Mi voleva bene e cercava di prepararmi alle situazioni prima che le affrontassi. Tra fratelli è importante condividere ciò che si sa: se ciascuno insegna qualcosa all’altro, entrambi diventano più ricchi di conoscenze».
ALLENARE I BAMBINI – «Sì, ho iniziato allenando ragazzi di 14 anni e mi piacerebbe tornare a farlo. Con loro mi sono trovato benissimo. A volte arrivavano prima dell’allenamento per aiutarmi a preparare il campo. Credo molto nell’importanza dell’ordine: un ambiente ordinato aiuta a lavorare meglio, sia nello sport sia nello studio».
MANGIA CON LA SQUADRA? – «Questa è una bella idea e me la porto dietro. Bisogna sempre essere pronti a imparare dagli altri. Noi abbiamo due orecchie e una sola bocca perché dovremmo ascoltare il doppio di quanto parliamo. Da oggi prenderò spunto da questa proposta: chi segna il primo gol può portare la torta e condividere la gioia con tutto il gruppo».
COSA SERVE PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO – «Cuore e testa. Sono loro che fanno davvero la differenza in ogni percorso della vita, nello sport come in qualsiasi altro ambito».