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Thuram presenta “Il pensiero bianco”: «Bisogna togliersi le maschere che abbiamo»

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Lilian Thuram, ex difensore della Juve, presenta il suo nuovo libro “Il pensiero bianco”. Le parole del francese

(inviato al Sermig-Arsenale della Pace) Lilian Thuram presenta il suo nuovo libro “Il pensiero bianco” (add editore) con Mauro Berruto, già ct della Nazionale di pallavolo maschile dell’Italia e scrittore.

Appuntamento lunedì 28 marzo alle 18.00, con l’evento organizzato in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino e con Torino Rete Libri nell’ambito del Salone Off 365. Juventusnews24 segue LIVE la presentazione.

Prende la parola Lilian Thuram.

«Mi viene da piangere perché qualche volta incontri delle persone e subito capisci che questo incontro ti cambia la vita. Ho visitato il campetto qua vicino e ti fa vedere il potere della bontà. Molte volte i politici non sono all’altezza. Anche prima di essere calciatore, molte persone mi hanno detto ‘Lascia stare’. Non bisogna stare zitti, bisogna parlare».

CONFRONTO TRA AMERICA E FRANCIA – «È dovuto alla storia dell’America e dell’Europa. Ho incontrato una persona, attraverso i libri e la televisione, ossia Mohamed Ali, che mi ha fatto capire che lo sport può aprire la società. Parliamo del razzismo: io sono francese, quando in Francia si parla che lo Stato ha leggi razzista la gente si gira e guarda l’America. Anche in America era lo stesso terreno, per questo c’era un confronto diretto. Quando in America c’è una persona nera, tu lo sei di esserlo, e devono cambiare il sistema e farlo in modo giusto. Quando sei sportivo sai che hai questa responsabilità perché sai che c’è questo confronto. In Francia sono stati più furbi: ti fanno dimenticare il colore della tua pelle e ti fanno capire che siamo tutti uguali. Crescendo così, anche se tu sei una persona nera, è difficile dire ‘C’è un problema con loro’. Se in Francia cominci a dire questo, sei visto come un razzista. Per questo ci sono tanti sportivi in Francia che non prendono la parola. In America, invece, lo sport e la politica sono una cosa normale, in Europa ti dicono che lo sport è sport e non bisogna mischiare. Questa è una grande bugia. Quando un giocatore comincia a parlare dicono ‘Dai lascia stare’».

IMPORTANTE FARE POLITICA – «Facciamo tutti politica, anche una persona che non dice niente. I giovani devono capire che il mondo in cui siamo è frutto delle scelte politiche».

GUADALUPA – «Vedete il centro dell’universo, ecco, la Guadalapa si trova lì. Io sono nato in un piccolo villaggio, e lì è proprio il centro. Per me è il paradiso: sono nato lì e sono rimasto fino a 9 anni. Ho ricordi di felicità, di libertà. Conosci tutti del villaggio, la gente ti conosce. Sono cresciuto dentro un mondo che mi ha dato fiducia. All’età di 8 anni, mia mamma ha detto che doveva andare via, a Parigi. Mio fratello grande aveva 13/14 anni, io 8: mia madre è andata a lavorare in Francia, poi è tornata indietro e siamo tutti andati poi a vivere in Francia. Questo spiega chi sono: io ho fiducia nell’umanità».

SCOPRIRE DI ESSERE NERO A 9 ANNI – «Quando lo dico i bambini mi guardano strano. Forse non vi rendete conto, ma si diventa nero come si diventa bianco. In Guadalupa eravamo tutti neri. Quando sono arrivato in Francia alcuni bambini mi hanno detto ‘sporco nero’. L’ho detto a mia mamma e mi ha detto ‘Le persone sono razziste e non possono cambiare’. Lei mi stava dicendo: ‘Guarda, tu sei nero e devi affrontare il razzismo’. Io lì ho cominciato a chiedermi il perché del razzismo, cosa c’è dietro questa identità del colore della pelle. Quando ero in Italia, a Torino, ricordo che a mio figlio più piccolo dissi ‘Sei l’unico nero della tua classe?’, lui mi disse ‘Papà non sono nero’. Io pensai ‘Questo non vuole accettare il suo colore della pelle’. Lui rispose ‘Io sono marrone, gli altri rosa’».

COSA PUO’ FARE LA SCUOLA – «Sarebbe facile raccontare la storia del razzismo. Tutti noi utilizziamo identità legate al colore della pelle, ma nessuno sa come e perché ci vediamo così. L’identità del colore della pelle arriva dalla costruzione della supremazia bianca per legittimare la violenza della schiavitù. Alla fine il razzismo è una costruzione ideologica politica legata all’economia. Se tu impari la storia vedrai che il razzismo già all’inizio era una trappola per spaccare la solidarietà tra la gente. Non è naturale, bisogna fare le leggi».

GUARDARE LA STORIA – «Noi siamo frutto della storia che ci raccontano. Pochissime volte cambiamo il punto di vista. È tutto una coesione di punti di vista: tante volte non sappiamo se il nostro deriva dalle storie che ci hanno raccontato. Voi avete imparato che Colombo ha scoperto l’America: non avete mai sentito però la storia della gente che era sulla spiaggia all’arrivo di Colombo. Non devi guardare la storia come francese, italiano, maschio o femmina, ma come essere umano».

LA POLITICA CAMBIA LA STORIA – «Le storie possono cambiare se cambia la politica. Lo vediamo anche oggi: ci sono tante guerre e la politica può dirti cosa fare e non fare. Può accettare la guerra, accettare gli aiuti, ma la politica ti porta in una direzione. Quando c’è qualcuno in difficoltà ti viene naturale farlo, ma è la politica che ti porta a cambiare le cose».

PATRIA – «Io sono nato in Guadalupa, al centro dell’universo, e la Francia è lontana dal centro. Io sono francese, ma non sono totalmente francese. Quando arrivo in Francia, sono visto come nero. Quando sei nero, spesso ti mandano in Africa. Per questo la patria dipende di dove sei. Quando sei dentro una zona così, non ti vedono tanto come francese. La mia fortuna è che ho giocato per la Nazionale e nessuno può dire che non sono francese. Anche la patria è una costruzione, bisogna uscire dal patriottismo. Bisogna evitare di cadere nella trappola del ‘noi’, perché quando sei in ‘noi’ ci sono gli altri. Non sono un nazionalista, ho un’altra idea della vita. Prima non esistevano Italia, Francia: bisogna superare l’idea di nazionalismo. So che è difficile, ma quando viaggi vedi il mondo aperto. Questo può spaventare. Io dico ai miei figli che sono del mondo: sono nati in Italia, ora uno gioca in Germania».

I POLITICI DISSERO ‘CI SONO TROPPI NERI IN QUESTA SQUADRA’ – «Per accettare che la Francia abbia anche persone di colore diverso bisogna vincere ogni 4 anni il Mondiale. I politici hanno detto questo ma ciò ha fatto cambiare la percezione. In Francia ora stanno facendo delle elezioni: ora provano a far rinascere l’idea di ‘noi’ e ‘loro’ e quelli che dicono ‘noi’ sono bianchi».

INVITARE PERSONE ESPULSE ALLO STADIO – «Un amico mi chiama al telefono e mi racconta questa storia. Io ero in camera con Vieira e ci siamo detti ‘Facciamo venire queste persone allo stadio’. Dopo la partita succede un casino, cominciano a parlare ‘Thuram ha fatto questo’. Arrivato a casa mi son detto che forse avevo sbagliato. Il potere del discorso può mandarti in tilt. Ero a casa mia a Parigi da solo e mi son detto ‘Che cosa ho fatto’. Quando mi sono svegliato ho detto ‘Questi qua stanno perdendo la testa’. Se tu hai dei problemi, sei povero, non vuol dire che non puoi passare un’ora e mezza di divertimento allo stadio. Sono stato felice di aver capito che questo politici hanno dei problemi».

OBAMA – «Quando sei il primo vuol dire che cambi la mente della gente. Educa la gente a vedere che è possibile. La gente non riesce a discutere di questo: dentro al razzismo c’è una cosa di cui discutere. L’identità del colore della pelle parte da una guerra, tra persone bianche e nere. Con l’arrivo di Trump, poi, significa che ci sono dei bianchi che si sentono in pericolo. Questo è dovuto ancora all’idea della supremazia dei bianchi. C’è questo nella mente della gente. Quando arriva Trump dopo, vuol dire che siamo di ritorno. C’è la paura che le cose cambino».

IL PENSIERO BIANCO – «Il pensiero bianco non è il pensiero dei bianchi. Il titolo dà fastidio alla gente, senza leggere il libro. Quando ho detto il titolo a mia mamma, era spaventata. Per me il pensiero bianco è riflettere sull’identità bianca, perché è stata costruita come dominante. Siamo tutti educati dentro questo pensiero bianco perché con le leggi gli intellettuali hanno parlato di questo. Una volta mi ha chiamato un amico, per me più di un fratello, gli ho detto ‘Io sono nero. Tu cosa sei?’ , e lui ‘Normale’. Per questo motivo ho provato a capire perché non ci sono domande sull’identità bianca. In Africa ci sono persone che passano la crema per diventare più bianchi. Pensano che più sei bianco e più hai probabilità di avere successo. Dobbiamo parlarne tranquillamente. Bisogna togliere la maschera, l’idea che abbiamo. Serve lottare contro il sistema economico. Questo può portarti alla violenza. Questo libro deve far capire alla gente che, per cambiare le cose, bisogna distribuire le ricchezze del mondo».

DIFFERENZE TRA UOMO/DONNA NERO E BIANCO – «Non ci sono differenze tra uomo bianco e donna bianca, uomo nero e donna nera. Non ti danno uno specchio per guardarti».

FRANCIA, ITALIA, SPAGNA DOVE CI SONO PIU’ INTOLLERANZE – «Le tre storie sono diverse. Le discussioni sul colore della pelle sono più avanti in Francia, per la sua storia. Quando sono arrivato in Italia, andavo in giro a Milano o Parma e c’erano pochissime persone nere. Questo significa che non puoi avere discussioni e ci sono tanti pregiudizi. Quando sei a Parigi, ci sono tante persone di colore che sono francesi. In Italia è diverso: c’è una cosa grave, puoi essere nato in Italia e non essere italiano. È una cosa di una violenza incredibile».