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Zazzaroni su caso arbitri: «Nell’AIA veleni e contrasti, scacciate i retropensieri su Rocchi»

Zazzaroni su caso arbitri: «Nell’AIA veleni e contrasti, scacciate i retropensieri su Rocchi». Per il giornalista potrebbe essere tutto riconducibile a una faida interna
Nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni ha invitato a evitare letture complottistiche immediate sul caso che coinvolge Gianluca Rocchi, sostenendo però che la priorità assoluta sia accertare i fatti fino in fondo. In particolare, il direttore ha posto l’attenzione sulla necessità di capire se ci siano stati davvero interventi impropri nella gestione del VAR e nelle designazioni arbitrali contestate nell’inchiesta.
Zazzaroni ha poi allargato il discorso al sistema arbitrale italiano nel suo complesso, descrivendolo come un ambiente da tempo attraversato da tensioni interne, divisioni e contrasti tra gruppi diversi. Il suo ragionamento mette in evidenza una crisi di credibilità che, secondo questa lettura, non riguarda soltanto il singolo episodio ma il funzionamento complessivo della categoria arbitrale.
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Si legge: «Scacciate i retropensieri, nessuno pensi male. E’ più importante, quasi vitale, arrivare alla verità e sapere se Rocchi sia effettivamente intervenuto in sala Var per accelerare la verifica di un rigore (che c’era) e se la scorsa stagione – come si legge nei capi d’imputazione – abbia scelto arbitri graditi all’Inter, come Colombo di Bologna-Inter 1-0. Forza, è stato trovato un simpatico modo per festeggiare i vent’anni di Calciopoli. Ripensando anche ai recenti casi Trentalange e D’Onofrio, però, vien voglia di azzerare tutto e affidare la direzione delle partite all’intelligenza artificiale, perché quella arbitrale non offre più garanzie.
In più di un’occasione ho espresso un pensiero sulla compagnia dei fischietti che, come tutte le categorie, non sa cosa significhi l’ unità d’intenti e di sistema e la solidarietà tra colleghi. Nell’AIA esiste da sempre un governo, vicino al designatore, e un’opposizione, costituita dai direttori di gara meno utilizzati, dai dissenzienti e dagli esterni, i dismessi. Non vi dico i veleni e i contrasti, talvolta soffocati. Oltre alle tensioni e alle pressioni derivate dalla partita in sé e dagli interessi che muove, gli arbitri sono perciò costretti a operare con un bisonte sulla schiena. Non è difficile individuare anche nei giudizi di chi una volta abbandonata l’attività si ricicla in tv , simpatie e antipatie personali che hanno radici lontane e collaborazionismi».