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Juventus, nuove gerarchie in porta. Ecco i numeri che danno ragione a Spalletti

Juventus, le nuove gerarchie tra i pali sono confermate dai dati. I dettagli sulla differenza di rendimento tra Di Gregorio e Perin passa da questi numeri
Il cambio della guardia tra i pali sembrava una semplice mossa temporanea, ma le recenti decisioni in campo indicano un percorso estremamente netto. Michele Di Gregorio è stato definitivamente superato da Mattia Perin nelle preferenze di Luciano Spalletti. Dopo alcune incertezze iniziali, l’allenatore aveva giustificato l’avvicendamento dichiarando: «Ci sono momenti nei quali si possono fare 3 o 4 partite uno e poi l’altro, in cui ci si può alternare con le gare concentrate». Tuttavia, questa dichiarata alternanza momentanea si è trasformata in una scelta tecnica profonda. L’ambiente bianconero osserva un ribaltone legato a specifiche valutazioni.
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Analizzando i dati riportati da Tuttosport, la differenza di rendimento tra i due protagonisti risulta inequivocabile. Nelle ultime 4 presenze complessive, il primo ha purtroppo registrato un tasso di efficacia delle parate fermo al 21%, mentre il secondo ha sfiorato l’80%. L’escluso ha incassato quasi un gol in più rispetto alle previsioni calcolate sulla pericolosità offensiva avversaria, mentre l’attuale titolare ha neutralizzato un volume di conclusioni 4 volte superiore. Sebbene le diverse avversarie affrontate ultimamente non abbiano creato pericoli offensivi clamorosi, le statistiche oggettive dimostrano chiaramente come l’affidabilità difensiva rappresenti un elemento sempre più imprescindibile per consolidare le sicurezze generali.
Il vero sorpasso di Perin si concretizza tuttavia nel contributo allo sviluppo della manovra dalle retrovie. Di Gregorio predilige eseguire appoggi semplici verso i compagni più vicini, mentre l’ex Genoa assicura una notevole precisione nei lanci lunghi, completandone la maggior parte. Questa specifica abilità si integra in maniera eccellente nel calcio fluido costantemente richiesto da Spalletti, dove la costruzione dal basso diventa l’arma principale per eludere il pressing avversario. In prospettiva futura, la dirigenza dovrà presto fare valutazioni mirate.