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Juventus, ecco il dato preoccupante che accomuna Tudor a Spalletti

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Juventus, ecco il dato preoccupante che accomuna Tudor a Spalletti. La squadra resta e motiva e procede a blocchi di risultati

Il pareggio per 1-1 contro il Sassuolo ha lasciato l’amaro in bocca all’ambiente bianconero, non solo per i punti persi, ma perché ha interrotto sul più bello il tentativo di costruire un nuovo “filotto” di vittorie dopo i successi con Pisa e Udinese.

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Se analizziamo l’intera stagione 2025/2026 della Juventus, emerge un dato quasi clinico: questa è una squadra che fatica a vivere di mezze misure, procedendo per blocchi di risultati identici (almeno tre consecutivi). Una tendenza che ha caratterizzato profondamente sia la gestione di Igor Tudor che quella attuale di Luciano Spalletti, ma con significati e parabole diametralmente opposti.

L’ERA TUDOR: LA SCALINATA VERSO IL BARATRO

La breve parentesi di Igor Tudor sulla panchina della Juventus è stata l’estremizzazione del concetto di “filotto”, una vera e propria discesa a gradoni che ha portato al suo esonero.
L’illusione (3 vittorie): La stagione era partita col botto. Tre successi di fila contro Parma (2-0), Genoa (1-0) e Inter (4-3) avevano illuso l’ambiente di aver trovato subito la quadra con il 3-4-2-1.

• La spia d’allarme (5 pareggi): Improvvisamente, la macchina si è inceppata, incapace di vincere ma anche di perdere. Un filotto infinito di “X” tra campionato e Champions: Borussia Dortmund (4-4), Verona (1-1), Atalanta (1-1), Villarreal (2-2) e Milan (0-0). Una squadra diventata improvvisamente piatta.

Il crollo (3 sconfitte): L’incapacità di reagire ha trasformato la frenata in un testacoda fatale. I tre ko consecutivi contro Como (0-2), Real Madrid (0-1) e Lazio (0-1) hanno certificato il collasso psicologico e tattico del gruppo, costando la panchina al tecnico croato.

L’ERA SPALLETTI: LE MONTAGNE RUSSE

Luciano Spalletti è subentrato per normalizzare l’ambiente, ma il “virus” dei filotti ha contagiato anche lui, trasformando il cammino della Juve in un ottovolante fatto di picchi esaltanti e improvvisi blackout.

La fase di assestamento (3 pareggi): A novembre, Spalletti ha vissuto la sua striscia di “X” consecutivi contro Sporting (1-1), Torino (0-0) e Fiorentina (1-1). La squadra stava assimilando i nuovi dettami.

• I picchi di rendimento (3 e 4 vittorie): Quando il modulo 4-2-3-1 (o 3-4-2-1 ibrido) ha iniziato a girare, la Juve ha piazzato due filotti positivi importanti. Il primo a cavallo tra fine novembre e inizio dicembre (Bodo/Glimt, Cagliari, Udinese in Coppa). Il secondo, ben più esaltante, a dicembre: ben 4 vittorie di fila (Pafos, Bologna, Roma, Pisa), che rappresentano tuttora il momento più alto della stagione.

L’incubo di febbraio (3 sconfitte): Proprio nel momento cruciale, la Juve di Spalletti ha staccato la spina, incappando in un tris di sconfitte dolorosissime tra Serie A e Champions: Inter (2-3), Galatasaray (2-5) e Como (0-2).

IL SIGNIFICATO: UNA SQUADRA EMOTIVA

Cosa ci dicono questi numeri? Sotto Tudor, i filotti erano il sintomo di un’inerzia passiva: la squadra non sapeva svoltare quando il vento cambiava. Sotto Spalletti, i filotti dimostrano che la Juventus ha un potenziale altissimo quando trova fiducia (vedi la striscia di 4 vittorie), ma resta un gruppo estremamente emotivo e vulnerabile.

Il pareggio di sabato contro il Sassuolo fa male proprio per questo: vincere avrebbe significato agganciare la terza vittoria di fila, scacciare definitivamente i fantasmi del mese scorso e dimostrare di aver finalmente trovato la maturità necessaria per una continuità d’alta quota. Invece, la Juve si è fermata ancora una volta sul più bello.

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