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Cherubini esce allo scoperto: «La vicenda delle plusvalenze una ferita aperta. Alla Juve il mio ruolo era più focalizzato sull’aspetto tecnico»

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Cherubini in un’intervista a Calcio e Finanza si è soffermato sulla sua esperienza con la Juventus sottolineando tutte le difficoltà che ci sono state

Il mondo del calcio vive di dinamiche complesse, dove i ruoli dirigenziali evolvono costantemente tra campo e scrivania. Un esempio emblematico di questa evoluzione è rappresentato dall’esperienza professionale di Federico Cherubini, figura di spicco del management sportivo italiano. Il dirigente del Parma ai microfoni di Calcio e Finanza ha recentemente analizzato le differenze cruciali tra le sue ultime avventure professionali, evidenziando come la natura del suo lavoro sia mutata nel tempo. Spiegando la transizione tra il passato in bianconero e la nuova avventura nel club crociato, ha dichiarato: «Alla Juventus, il ruolo di direttore sportivo era più focalizzato sull’aspetto tecnico. Ma mi è sempre piaciuto avere una visione più ampia del club, cosa che avevo già sviluppato come direttore generale in Lega Pro. Al Parma, come amministratore delegato, sono tornato ad ampliare la portata delle mie responsabilità».

Oltre agli aspetti puramente operativi, la figura di Cherubini è rimasta inevitabilmente legata alle complesse vicende giudiziarie che hanno scosso il calcio italiano negli ultimi anni. Su questo delicato argomento, il dirigente ha voluto precisare la propria posizione netta, spiegando i motivi che lo hanno spinto a non rilasciare dichiarazioni per un lungo periodo di tempo: «Per tre anni, come molti altri coinvolti, ho mantenuto un silenzio quasi sacro per rispetto delle istituzioni sportive, pur non condividendo naturalmente quanto accaduto in quel periodo. Pertanto, il mio silenzio rimane in merito al giudizio sulla vicenda dal punto di vista legale e tecnico».

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Al di là delle sentenze e dei risvolti professionali, l’intera vicenda ha avuto un peso specifico notevole sulla sfera privata e psicologica dei protagonisti. Alla domanda specifica: «E da una prospettiva umana?», Cherubini ha risposto con grande franchezza, mettendo a nudo le proprie emozioni e le difficoltà vissute: «A livello umano, rimane una ferita profonda per me e per tutti coloro che l’hanno vissuta, al di là delle questioni professionali. Quando le situazioni sono accompagnate da una copertura mediatica così violenta e intensa, lasciano cicatrici sulle persone coinvolte e sulle loro famiglie. Mi fa anche riflettere vedere cosa succede agli altri, spesso per motivi legati allo sport o al calcio. Nel nostro caso, è durata diversi anni, quindi è stata particolarmente dura».

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