Hanno Detto
La stoccata di Causio ad Infantino: «Non ha invitato nessuno del 1982 perché lui è interista e in quella squadra c’erano tanti juventini»

Causio in una lunga intervista al ‘Corriere della Sera’ ripercorre anche la sua esperienza in bianconero con tanti ricordi e aneddoti
In un’intervista al Corriere della Sera a distanza di 44 anni dalla finale del Mondiale 1982, Causio ricorda i compagni scomparsi: «Dico tutti i giorni una preghiera per Gaetano Scirea, Paolo Rossi ed Enzo Bearzot», aggiungendo: «Sono molto religioso e penso sempre a loro tre, uomini, amici, calciatori straordinari».
Sulla longevità dei giocatori moderni, l’ex Juve riflette: «Alla mia epoca soltanto i portieri resistevano così a lungo, come dimostrò Dino Zoff proprio al Mundial spagnolo. Il mio fisico reggeva bene. Non avevo vizi, curavo l’alimentazione. Ci si allenava al massimo due ore al giorno. Oggi gli atleti sono monitorati 24 ore su 24, compreso quando dormono. Hanno imparato ad allungarsi la carriera. Per loro, insomma, è decisamente più facile rispetto ai miei tempi».
Parlando della sua infanzia e del trasferimento a Torino, Causio racconta: «Mio padre mi accompagnava a scuola con la motoretta ape carica delle bombole a gas che poi avrebbe venduto. Abitavo nel centro storico che allora era piuttosto derelitto, vicino alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza, chiamata anche delle Alcantarine». Poi ricorda gli inizi in bianconero: «Mi ricordo che arrivai a Torino che ero proprio un ragazzino inesperto, andai a vivere al convitto dove abitavano le promesse bianconere. Ero evidentemente un predestinato a vestire la maglia bianconera visto che la prima società per cui giocai si chiamava La Juventina».
Sulla crisi strutturale della Nazionale, Causio spiega: «La causa è semplice: non c’è materia prima buona, e mancano sia maestri di calcio che centri federali. Se fossi in Giovanni Malagò, il nuovo presidente della Figc, creerei subito centri federali nelle varie fasce in cui si suddivide il Paese, affidandoli a ex calciatori affinché, dopo avere frequentato un corso per allenatori, insegnino a giocare, cominciando dai fondamentali, dal modo in cui si stoppa un pallone. La lacuna della tecnica di base adesso è straripante».
Respingendo le accuse di semplice nostalgia, Causio dichiara: «No, i risultati dell’Italia sono evidenti. Sicuramente provo nostalgia per tante cose e persone, e ovviamente viviamo un nuovo millennio». Confrontando il livello tecnico odierno con il passato, sottolinea: «Ai miei tempi c’eravamo io, Bruno Conti, Claudio Sala a contenderci i migliori apprezzamenti nel nostro ruolo. I ragazzi di oggi non possono sapere chi era Heriberto Herrera, con il quale ho esordito. Certi allenamenti erano esibizioni di tecnica così sopraffina che restavi incantato a guardare i tuoi compagni. Il pallone viaggiava che era una delizia». Poi lancia l’affondo: «Come può, inoltre, questa Nazionale qualificarsi al Mondiale, se poi nella serie A giocano per oltre il 70% atleti stranieri?».
Infine, critica aspramente il calcio business: «Oddio, mi sembra a quattro tempi. Dopo 22 minuti si fermano per dissetarsi, godono di quella pausa, l’hydratation break, una specie di riposino che ai miei tempi nemmeno ci sognavamo. Mi pare il Mondiale della pubblicità più che del calcio. Più che i gesti atletici conta monetizzare: è sconcertante». E contro l’attuale presidente FIFA aggiunge: «Infantino non ha invitato alcun campione italiano del 1982. Forse perché è interista e in quella squadra c’erano tanti bianconeri».
Causio rievoca anche il legame esclusivo con l’Avvocato: «Si fermava sempre a parlare con me, ma non rivelerò mai cosa ci dicevamo io e lui in privato». Mentre sulla passione per la racchetta confessa: «ero davvero bravo. Rinascessi, magari mi darei allo sport di Sinner».