
La “rivincita” di Comolli? Anche il Como recluta i giocatori con l’algoritmo: la differenza è che poi decide Fabregas, mentre alla Juve il parere del tecnico veniva spesso ignorato
Il Como e la Juventus del recente corso targato Damien Comolli condividono una matrice comune nell’approccio al mercato: l’utilizzo sistematico dell’algoritmo. Sulle sponde del Lario, infatti, numerosi innesti sono il frutto della stretta sinergia tra la dirigenza e l’agenzia di scouting Jamestown Analytics, guidata da Bloom. Tuttavia, come evidenziato dalle colonne de La Stampa, esiste uno spartiacque concettuale e pratico che separa nettamente la disastrosa stagione della Juve — culminata con la dolorosa esclusione dalla Champions League a causa dei rendimenti negativi di Loïs Openda e Jonathan David — dalle recenti ambizioni tricolori della compagine lariana.
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La differenza sostanziale e decisiva risiede nella centralità accordata alla figura dell’allenatore. Nel modello Como, ogni singolo profilo individuato dalle analisi dei dati passa al vaglio finale di Cesc Fabregas: è il tecnico spagnolo a scegliere personalmente gli elementi più idonei al proprio scacchiere tattico, mantenendo un peso tale che in futuro avrà voce in capitolo persino sulla scelta del suo successore. Alla Juventus, al contrario, la gestione Comolli ha sistematicamente ignorato le esigenze della panchina, penalizzando le idee di Igor Tudor prima e di Luciano Spalletti poi con acquisti rivelatisi del tutto inadatti al campo.
L’incapacità di un algoritmo rigido di calarsi nelle reali dinamiche della squadra ha generato un corto circuito che ha spinto la società bianconera ad archiviare in fretta l’esperimento francese. Per rifondare il club su basi solide, la Juve ha scelto di abbandonare i dogmi matematici per tornare all’antico, affidando la gestione del calciomercato a dirigenti “di campo” di comprovata esperienza come Frederic Massara e Giovanni Carnevali. La lezione del Como insegna che i dati rappresentano un supporto prezioso, ma privi della sensibilità dell’allenatore rischiano solo di produrre grandi fallimenti.