
I numeri evidenziano l’importanza di Locatelli nell’equilibrio tattico di Spalletti. Senza il suo lavoro silente ma importante la difesa perde ogni protezione
Il dato statistico parla chiaro e non ammette smentite: con 25 gol subiti nelle ultime 27 partite in cui Manuel Locatelli non è stato presente in campo, l’assenza del centrampiegato azzurro si conferma un vero e proprio tallone d’Achille per la struttura difensiva della Juventus. Troppo spesso criticato per una regia non sempre appariscente, il numero 5 bianconero si sta rivelando imprescindibile proprio per ciò che garantisce quando la palla ce l’hanno gli avversari.
La sfida del Mapei Stadium contro il Sassuolo ha offerto l’ennesima riprova di questo squilibrio. Senza un perno capace di posizionarsi strategicamente davanti alla difesa, la squadra di Luciano Spalletti soffre in modo evidente le transizioni negative. Mancano le sue letture sulle seconde palle, la sua capacità di accorciare la squadra in fase di riaggressione e, soprattutto, quel lavoro tattico di schermatura che evita ai centrali di trovarsi costantemente a fronteggiare gli attaccanti avversari a campo aperto.
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L’infortunio al menisco rimediato nel match contro il Milan — che costringerà Locatelli a un lungo stop di 5-6 mesi con rientro previsto soltanto nel 2027 — rappresenta dunque una tegola devastante per le ambizioni bianconere. Con anche Khéphren Thuram fuori causa per tempi prolungati e Douglas Luiz incline a compiti di pura impostazione, Spalletti si trova costretto a reinventare la mediana in emergenza, consapevole che senza un filtro solido a protezione del reparto arretrato la Juve rischia di concedere troppi gol e troppe ripartenze mortali.