
Woltemade (come Kolo Muani) non è l’attaccante che voleva: ma Spalletti deve utilizzarlo meglio. Sia il tedesco sia il francese sembrano depotenziati rispetto alle loro capacità
Luciano Spalletti si trova a dover gestire un complesso rebus tattico per quanto riguarda la struttura del reparto avanzato della Juventus. Da diversi mesi il tecnico toscano chiedeva alla società un centravanti d’area puro, forte nel gioco aereo e abile a proteggere la palla spalle alla porta. Né Nick Woltemade né Randal Kolo Muani rispondono tuttavia a questo identikit, possedendo caratteristiche differenti che la guida tecnica non è ancora riuscita a esaltare. Woltemade, poco incline ai duelli fisici, predilige muoversi per liberare spazi e scendere a ripulire palloni con la propria tecnica. Entrambi gli attaccanti arrivano da stagioni in cui hanno smarrito il feeling con il gol, apparendo al momento depotenziati.
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L’impatto di Woltemade contro il Sassuolo ne è la conferma, rivelandosi ben meno convincente rispetto alla prova offerta contro il Milan. I dati del Mapei Stadium evidenziano una gara in ombra: in appena 12 tocchi di palla complessivi, l’attaccante ha registrato 2 tiri totali ma zero nello specchio della porta, generando un misero valore di 0.15 di xG. A pesare sul giudizio è soprattutto 1 grande occasione da rete mancata proprio di testa. Pur con l’86% di precisione nei passaggi (6 completati su 7), il tedesco ha chiuso la contesa con 0 passaggi chiave, 0 dribbling e 3 palle perse.
Spalletti dovrà ora svolgere un lavoro profondo ed efficace per mettere nelle condizioni ideali il tedesco e il francese di riaccendersi. Una strada praticabile potrebbe essere quella di schierarli insieme per cercare una vera complementarietà di reparto, pur sapendo che le caratteristiche originariamente desiderate sul mercato resteranno assenti. Trattandosi di due calciatori forti, spetterà all’allenatore trovare la chiave giusta per riaccendere la verve realizzativa dell’attacco bianconero in vista dei prossimi impegni ufficiali.