La ricetta tattica per dare una svolta alla Juve: perché la difesa a tre sarebbe la soluzione ideale e il piano di Spalletti
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La ricetta tattica per dare una svolta alla Juve: perché la difesa a tre sarebbe la soluzione ideale e il piano di Spalletti

Il passaggio a un nuovo assetto rappresenta la chiave immediata per coprire le fragilità difensive emerse e mettere i giocatori nei loro ruoli naturali

Il passaggio a un modulo alternativo — come la difesa a tre o un assetto con doppio mediano di contenimento — rappresenta la rotta tattica più logica per consentire a Luciano Spalletti di curare le fragilità emerse al Mapei Stadium. La sconfitta contro il Sassuolo ha dimostrato in maniera inconfutabile che sostenere tre trequartisti puri senza un filtro di ruolo davanti alla difesa espone la squadra a continui contropiedi e transizioni dolorose. Inserire un elemento di sostanza in più o passare a una linea difensiva a tre permette di ridare immediato equilibrio alla manovra, schermando la propria area di rigore ed evitando che la squadra si sbilanci pericolosamente in avanti ogni volta che perde il possesso palla.

Un cambio di sistema garantirebbe inoltre un cuscinetto di protezione fondamentale per gli uomini del reparto arretrato, reduci da una prova costellata da troppe sbavature individuali dei singoli. Giocare a tre riduce notevolmente l’esposizione di Gleison Bremer nei duelli uno contro uno a campo aperto, limita i compiti di marcatura pura per un Pierre Kalulu apperso a marce ridotte e permette a Jhon Lucumí di sfruttare la sua naturale abilità nell’impostazione palla al piede partendo da braccetto sinistro con minore pressione addosso. In questo modo, l’intero pacchetto difensivo trarrebbe beneficio da una copertura più densa e strutturata, riducendo le occasioni concesse.

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Infine, la nuova disposizione tattica permetterebbe a diversi interpreti di ritrovare i propri ruoli naturali, massimizzandone le caratteristiche sul terreno di gioco. L’esempio più limpido è rappresentato da Andrea Cambiaso: al momento del suo rientro, il classe 2000 verrebbe valorizzato al massimo nel ruolo di esterno a tutta fascia, libero di spingere e accentrarsi nella manovra senza rimanere schiacciato da terzino bloccato. Allo stesso tempo, i talenti d’attacco come Edon Zhegrova potrebbero agire tra le linee con molta più lucidità, sgravati da sfiancanti rincorse difensive e finalmente messi nelle condizioni di incidere negli ultimi trenta metri.

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