
Intervista all’ex centrocampista della Juventus Miralem Pjanic: ha avuto un ruolo decisivo nella trattativa che ha portato Alajbegovic in bianconero
Miralem Pjanic, ex centrocampista della Juventus e protagonista come consulente della trattativa che ha portato Alajbegovic in bianconero, ha parlato in occasione del Festival dello Sport di Trento.
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MESSI, RONALDO E TOTTI – «Messi e Ronaldo sono ancora qualcosina superiori a Francesco. Al primo posto metto Messi. Ho fatto un anno con lui, mi scioccava che in allenamento gli venisse tutto così naturale che sembrava avesse un dono di Dio. Sistemava tutto quello che potevamo sbagliare. Con Cristiano abbiamo fatto due anni assieme alla Juventus, tutti i giovani dovrebbero prendere esempio da uno come lui. Ogni tanto anche lui lo vedevi sbagliare, ma la differenza con noi era che lui non si arrendeva mai, mi dispiace di non aver vinto una Champions con lui perché quella squadra aveva il potenziale per prendersela».
FINALE PERSA DALLA JUVE COL REAL – «Quel tiro è ancora nella mia testa, ad inizio primo tempo. Calcio perfettamente, Il riflesso avuto da Navas mi ha sorpreso, l’ha salvata, questi campioni in questi casi fanno la differenza in quei momenti. Mister Allegri aveva cambiato modulo in corsa ed avevamo trovato equilibrio. In finale abbiamo trovato una squadra con più esperienza nel saper gestire quei momenti chiave di dominanza nostra nel non prendere gol. Il 4-1 non riflette la partita, non doveva finire così. Dopo il 2-1 hanno fatto subito il 3-1 e ci ha fatto male. Un grande dispiacere aver perso quella partita, ci credevamo ed eravamo sicuri di giocarsela».
JUVE DI CARDIFF LA PIU’ FORTE? – «La Juve è stata sempre forte. L’anno dopo o due anni dopo avevamo una rosa veramente incredibile, avevi due squadre che potevano vincere lo scudetto, chi mettevi mettevi era forte. Non penso che quella di Cardiff fosse la più forte perché quella arrivata dopo aveva una rosa ancora più ampia».
ALLEGRI – «Max è stato molto importante, è riuscito a dare compattezza. Quegli anni lì sembrava che fosse facile per noi, ma non era così: dipendeva da lui. Mi ha fatto diventare un altro calciatore, più serio e ordinato in campo. Per me è stato molto importante, siamo amici ancora oggi, gli auguro il meglio per la sua carriera».
FORZA DELLA JUVE – «Ci divertivamo e si vedeva, ci divertivamo ad avere tutto questo talento sul campo. Per come stavamo bene era anche un piacere difendere uno per l’altro. Ed eravamo talmente forti e sicuri di noi che non volevamo non solo non prendere gol, ma nemmeno un tiro in porta».
SFIDE SU PUNIZIONE ALLA JUVE – «Onestamente era tra me e Dybala, sempre. Quando è arrivato Cristiano però non ce n’era per nessuno. Arrivava e prendeva la palla. Con uno che ti fa vincere tutte le partite stai zitto e gliela lasci. Una volta abbiamo vinto a Napoli con un mio gol su punizione, ma vi spiego perché. Cristiano Ronaldo aveva preso una botta e Allegri per farla battere a me ha mandato subito i sanitari in campo, così da costringerlo ad uscire qualche secondo. Io la batto, segno e vinciamo: grazie Max (ride, n.d.r.)».
SCAMBIO CON ARTHUR – «Il Barcellona mi ha cercato due volte, sapevo del loro interesse da anni, sapevo come sceglievano i giocatori e la filosofia che avevano, avevo sempre sognato di giocare al Camp Nou e con Messi. Con la Juve sentivo che eravamo arrivati a fine ciclo e che un cambiamento sarebbe stato giusto. Sicuramente è andata non come immaginavo: è stato complicato con il Covid e il Barcellona era in un momento economicamente drammatico. Con l’allenatore Koeman non riuscivo ad andarci d’accordo. Non era successo niente, ma il modo con il quale trattava i giocatori non mi piaceva. Avrei voluto lasciare un altro segno al Barcellona».
JUVE DA SCUDETTO? – «Per il titolo è un po’ presto per parlarne per la Juve. Vedendo la stagione scorsa non puoi avere l’ambizione di essere fra le favorite. L’Inter è favorita, la Roma deve avere continuità con Gasperini, le sue squadre volano. Non si può realmente quest’anno parlare di scudetto, ma di rientrare in Champions».
ALAJBEGOVIC – «È vero che tutto è passato fra la famiglia di Kerim e me. Hanno chiesto un consiglio, volevano che fossi vicino a lui. Il Chelsea è stato molto vicino a chiudere tutto, ma la volontà del ragazzo era di venire a giocare in Italia. Un paio di squadre italiane erano interessate a lui, ha deciso per la Juve. Oggi, sentendo lui e la famiglia, mi riempie d’orgoglio vedere un bosniaco giocare nella Juve, ma soprattutto vederlo fare bene, so che darà davvero tante soddisfazioni ai tifosi della Juve. Farà la sua strada e sarà sicuramente importante».
LE QUALITA’ DI KERIM – «Quando riceve palla, non è uno che la passa dietro e si nasconde. Lui prende palla e punta. Quella personalità a quell’età lì non è normale, ti fa capire che avrà un futuro importante. Non possiamo aspettarci da lui che risolva le partite, ma che impari velocemente e per restare alla Juve il più a lungo possibile. La Juve è molto contenta di averlo in rosa. Quando ha la palla, succede sempre qualcosa».