Totti svela: «Qualcuno a Roma ha convinto Spalletti che io tramassi per mandarlo io. Ma era tutto il contrario»
Hanno Detto

Totti svela: «Qualcuno a Roma ha convinto Spalletti che io tramassi per mandarlo io. Ma era tutto il contrario»

Intervista a Totti che svela: «Qualcuno a Roma ha convinto Spalletti che io tramassi per mandarlo io. Ma era tutto il contrario»

A dieci anni di distanza dalla sua ultima recita con gli scarpini ai piedi, Francesco Totti ha deciso di mettersi a nudo in una toccante e approfondita intervista rilasciata alle pagine del Corriere della Sera. L’ex storico capitano e bandiera della Roma ha ripercorso il travaglio interiore legato all’addio al calcio giocato, i momenti più bui affrontati lontano dai campi, la verità sul turbolento rapporto con Luciano Spalletti e le drammatiche complicazioni di salute vissute durante la pandemia.

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Il ricordo di quel 28 maggio all’Olimpico, impresso nella memoria collettiva di tutti gli amanti dello sport, porta con sé un contrasto emotivo lancinante: «Da una parte quello era il giorno più bello della mia vita, perché mi aspettava, oltre quella porta, una festa clamorosa, unica. Ma dall’altra c’era tanta malinconia, perché finiva la mia carriera. Ero morto dentro. Ero incredulo, non accettavo di aver smesso».

La fine della routine quotidiana dello spogliatoio e l’improvvisa perdita dei punti di riferimento hanno spalancato le porte a un periodo di profonda fragilità psicologica: «C’è stato un momento in cui ho rischiato la depressione. Che è una parola pesante, che spaventa. Ma non riuscivo a ritrovare il senso delle cose. Noi calciatori siamo abitudinari, la nostra vita è scandita in modo regolare. Improvvisamente arrivava il vuoto. Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Mi sembrava che il vuoto mi soffocasse. Non ero pronto, improvvisamente mi mancava la terra sotto ai piedi». Una spirale di smarrimento resa ancor più devastante dalla dolorosa scomparsa dell’amato papà Enzo: «Quel vuoto si è fatto una voragine. La morte di papà per me è stata la fine di tutto. Quando se ne è andato, mi è mancata l’aria».

Immancabile, poi, il passaggio su Luciano Spalletti, oggi timoniere della Juventus, con cui i rapporti si incrinarono pesantemente proprio durante l’ultima tormentata stagione del numero dieci. Totti ha voluto chiarire le radici di quelle incomprensioni, sgombrando il campo da ricostruzioni strumentali: «Abbiamo solo fatto uno spot insieme. Ci siamo divertiti. Io e lui avevamo un rapporto bellissimo, che andava oltre il calcio. Nell’ultimo anno ci sono stati problemi, attriti velenosi che secondo me venivano dall’alto, dalla società. Qualcuno lo ha convinto che io abbia tramato per mandarlo via. Ma è vero il contrario. Lui mi faceva giocare anche con una gamba sola. Mi trovavo benissimo con lui. E poi io, in 25 anni di carriera, non ho mai preteso nulla, ho sempre sperato che la società acquistasse grandi giocatori, per vincere, e non ho mai remato contro nessun allenatore. Per me, credo di averlo dimostrato, veniva prima di tutto l’interesse della Roma, della squadra, dei tifosi».

Infine, l’ex fuoriclasse ha svelato la drammatica battaglia combattuta contro il virus durante l’emergenza sanitaria, arrivata a minacciarne direttamente la vita: «Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre. Stavano per ricoverarmi, avevo 87 di saturazione e una broncopolmonite fortissima. Ho passato 21 giorni con la febbre a trentanove e non respiravo. Poi mi ha chiamato il professor Zangrillo che mi ha suggerito di dormire con il torace sul letto, in modo da aprire i polmoni. Ne sono uscito, ma me la sono vista brutta». Un racconto a cuore aperto che restituisce l’uomo dietro la leggenda, capace di rialzarsi anche dopo le cadute più dolorose.

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