
Il pesante crollo interno contro la Lazio evidenzia la mancanza di un’identità tattica e accende la nostalgia dei tifosi: la posizione di Spalletti
La sconfitta per 0-3 incassata allo Stadium contro la Lazio ha fatto sprofondare la Juventus all’ottavo posto in classifica, distante otto lunghezze dalla vetta dopo sole sette giornate. L’analisi de La Gazzetta dello Sport dipinge un quadro desolante di una squadra apparsa priva di grinta, arrendevole di fronte ai gol avversari concessi, persino incapace di reagire con orgoglio davanti al proprio pubblico.
Al centro del dibattito finisce la gestione tattica di Luciano Spalletti, descritto in balia della confusione e condizionato dai timori verso gli avversari. Dallo stravolgimento col 4-2-3-1 per snaturare Nico Gonzalez in copertura su Nuno Tavares, fino al tentativo di schierare la coppia d’attacco formata da Randal Kolo Muani e Nick Woltemade, per poi finire con il consueto inserimento disperato di cinque punte dalla panchina: un’assenza di identità chiara che spaventa per il futuro.
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Di fronte all’ennesimo passaggio a vuoto e alla sensazione di un gruppo svuotato di spirito, il mondo bianconero ha vissuto la notte più cupa cullando un vecchio desiderio. Nei pensieri e nei sogni dei sostenitori della Vecchia Signora – scrive La Gazzetta dello Sport – è tornata a riaffiorare con forza la figura di Antonio Conte, simbolo invocato dalla piazza per ritrovare immediatamente la grinta, il carattere e la fame di vittorie smarrite. Anche se per ora Spalletti rimane saldo sulla sua panchina.